Sicurezza
Un bassorilievo per Brunello e il suo amore incondizionato
Vellano ha voluto ricordare il meticcio con un’opera dello scultore Politano. Il cane abbandonato era stato adottato dal paese, dove ha vissuto 17 anni
PESCIA. La gente di Vellano ama il vino, la scultura e la vita agra, i boschi e le castagne. Sa cosa vuol dire la fatica. Per questo in paese si affrettano subito a precisare: «Qui non beatifichiamo e non santifichiamo nessuno, tantomeno un cane». Nella cartolina in pietra serena piazzata su un muro della provinciale, poco prima della trattoria Manero, Brunello ha gli occhi vispi e dolci, illuminati dalla curiosità e circondati da bontà d’animo, com’era in vita. Lo sanno i ragazzini che lo nascondevano quando faceva capolino l’accalappia cani, avvertito forse da forestieri che credevano di essere dei salvatori pur non conoscendolo. Lo sanno i parenti dei defunti, che accarezzandolo trovavano conforto nel pianto mentre la processione si dirigeva al cimitero. Faceva da accompagnatore a chi percorreva l’acciottolato del borgo, guidandolo nelle viuzze.
Le ceneri di quel meticcio di media taglia, una decina di chili, dal pelo nero con chiazze bianche in vecchiaia, da settembre sono in un’urna dentro casa Silvestri, vecchio edificio dalla facciata bianca alle spalle del punto esatto dove lunedì mattina, 4 dicembre, è stata scoperta la targa in onore di un animale che a Vellano ha vissuto 17 anni. Ne aveva 3 quando è arrivato, scaricato in malo modo da un’auto e da padroni che volevano liberarsene. Randagio è rimasto per poco.
«È lui che ha scelto me. La notte dormiva sul mio zerbino, pensi che avevo 24 anni nel 2003 e a quel tempo i cani mi facevano paura», racconta Simone Silvestri, che gli ha dato un riparo, del cibo, le attenzioni dovute. Ad adottarlo è stata tutta la comunità – circa 200 anime – capoluogo della Svizzera Pesciatina a quasi 600 metri d’altitudine. Brunello come il vino che al circolo si serve ancora nel gottino, vivaddio. E proprio nell’atto della mescita e poi del brindisi è venuta l’idea di fissare nella memoria il ricordo di questo cane: “la sua storia la tramandiamo ai posteri” ha scritto nell’epitaffio accanto all’effigie pesante un paio di quintali lo scultore Roberto Politano, che ha donato l’opera realizzata con materiali estratti dalla vicina Cava Nardini, l’ultima rimasta attiva da queste parti.
Brunello non è diventato soltanto un simbolo di Vellano, ma si è fatto latore di un messaggio, ambasciatore a quattro zampe. Ci affidiamo a un cane quando nessuno è in grado di dare il buon esempio. «Ci ha restituito sentimenti importanti con il suo scodinzolare a tutti – dice Roberto Franchini, del circolo – come il suo amore incondizionato senza chiedere niente in cambio, la solidarietà, l’amicizia, il rispetto reciproco. Ha avuto molto da insegnare a noi umani, per questo abbiamo pensato di lasciare il suo ricordo a memoria futura, e speriamo che il messaggio vada oltre Vellano».
«Chi l’ha abbandonato penso che abbia qualche rimorso di coscienza, lui da quel gesto ignobile ha trovato casa», aggiunge Paolo Biagini.
Brunello nelle giornate terse si metteva a cuccia in mezzo all’asfalto e non ha mai avuto paura. Le auto rallentavano, lui le faceva passare e poi tornava al suo posto. «Due o tre volte è stato anche investito, noi paesani lo abbiamo curato», sottolinea Silvestri. Nessuno grida al miracolo per questa storia, non c’è alcun segno divino. Ma d’ora in poi chi passa da Vellano capirà perché Brunello, un cane, è finito in un bassorilievo. –
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