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il ritorno sui banchi 

Dirigenti pronti a riaprire le loro scuole ma il problema resta il trasporto pubblico

Maria Salerno
Dirigenti pronti a riaprire le loro scuole ma il problema resta il trasporto pubblico

Non preoccupa più di tanto l’incertezza sulla percentuale degli studenti presenti e di quelli che seguiranno le lezioni da casa

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Maria Salerno

PESCIA. Tra pochi giorni si tornerà tra i banchi di scuola, ma tra dirigenti, insegnanti e personale regna una grande incertezza. Prima di Natale, il presidente del consiglio Giuseppe Conte aveva annunciato che dal 7 gennaio il 75 per cento degli studenti delle superiori avrebbero avuto garantita la didattica in presenza, in questi giorni si parla del 50 per cento, per arrivare al 75 e solo il 15 gennaio. Ma di certezze non ce ne sono.

«Non ci siamo ancora mossi, lo faremo a partire dal 4 gennaio – ha sottolineato il dirigente dell’Istituto agrario, Francesco Panico – Anche perché in questo clima di incertezza è difficile pianificare una riorganizzazione vera e propria. Prima di mettere in campo tutta la comunità scolastica vorremmo essere sicuri di tempi e numeri. Ad ogni modo eravamo pronti per rientrare al 75 per cento e lo saremo quindi per il 50».

Anche la dirigente del liceo Lorenzini, Maria Rosa Capelli, critica i continui cambi nelle decisioni, che non fanno altro che generare confusione, costringendo a riadattare in continuazione la programmazione didattica.

«Anche la scelta di riattivare la presenza già da gennaio – ha evidenziato – mi sembra un po’ azzardata, perché si tratta del periodo dell’anno maggiormente caratterizzato dall’influenza e da altri mali di stagione. Sarebbe stato meglio aspettare febbraio. Vedremo».

Più ottimista Anna Paola Migliorini, dirigente dell’Istituto Marchi, per la quale si tratta, in sostanza, di riadattare il piano di rientro di settembre per quanto riguarda le misure anti Covid.

«Inoltre – ha spiegato – abbiamo predisposto regole semplici di turnazione in maniera tale da garantire agli studenti il 50 per cento della presenza a lezione, riempendo così la scuola al cinquanta per cento. La prima settimana, dunque, gli studenti verranno a scuola a giorni alterni (un giorno alcune classi, un giorno le altre) e poi adatteremo lo stesso principio quando si tratterà di far rientrare il 75 per cento dei ragazzi».

Ad ogni modo tutte le scuole ormai sono attrezzate per svolgere didattica sia in presenza che a distanza: in ogni aula c’è un pc, quindi il docente svolgerà la sua lezione in contemporanea per gli alunni fisicamente in classe e per quelli collegati in remoto. La presenza sarà invece garantita sempre ai ragazzi con disabilità.

Altro problema che preoccupa tutte le scuole è quello dei trasporti. Tutti sono concordi nel ritenere che distanze e altre misure di sicurezza potranno essere garantite all’interno della scuola, ma è un lavoro che rischia di essere vanificato se poi i ragazzi si ritroveranno stipati sui mezzi pubblici o alle fermate. La dirigente del Lorenzini spiega di avere fatto un sondaggio sui suoi studenti: oltre il 60 per cento va a scuola coi mezzi pubblici.

«Ho segnalato le linee maggiormente interessate alla prefettura, confidando in un loro potenziamento – spiega a sua volta Panico – È poco sensato chiederci di scaglionare gli ingressi se poi i ragazzi si assembrano altrove, soprattutto sui treni».

«I ragazzi istintivamente ricercano il contatto – aggiunge Capelli – anche perché da troppo tempo perdura questa situazione: per loro stare insieme è vitale, sono quelli che soffrono di più». —

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