Il Tirreno

Montecatini

l’inchiesta Lombardia Film Commission 

Colletta degli amici per scongiurare il ritorno in carcere di Luca Sostegni

Luca Signorini
Colletta degli amici per scongiurare il ritorno in carcere di Luca Sostegni

Il 62enne ex commerciante montecatinese ha bisogno di 20.000 euro per patteggiare la pena con i pm milanesi

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Luca Signorini

Montecatini. «Non è un delinquente, ma un bischero, uno come noi. È solo finito in una storia più grande di lui». Guglielmo Parlanti scuote la testa quando ragiona di Luca Sostegni, il 62enne di Montecatini arrestato lo scorso luglio a Milano nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge tre commercialisti vicini alla Lega. «E poi non ha una lira – continua – Tra i soldi dati alla moglie per aprire una pizzeria in Brasile e le parcelle degli avvocati... Per questo abbiamo iniziato una colletta tra amici».

Sì, una colletta, perché per mettere fine alla sua vicenda giudiziaria con un patteggiamento e senza il rischio di tornare in carcere, l’amico ha bisogno di 20mila euro. Coetaneo e suo vicino di casa (in via Peloni) dall’infanzia, Guglielmo Parlanti da vent’anni ha un’edicola alla Querceta, mentre l’amico da una trentina di giorni è agli arresti domiciliari dopo aver passato oltre 4 mesi in carcere, accusato di peculato e altri reati in concorso con il commercialista milanese Michele Scillieri (nello studio del quale, a Milano, fu registrata la Lega per Salvini Premier), e Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni (i due revisori della Lega al Parlamento).

Sostegni è considerato dagli inquirenti il prestanome di Scillieri nel caso della compravendita gonfiata del capannone di Cormano sede della Lombardia Film Commission. Un’operazione con cui i tre commercialisti vicini alla Lega sarebbero riusciti ad accaparrarsi 800.000 euro di fondi pubblici regionali. Dei quali, il 62enne ex commerciante a Milano di prodotti toscani, per il suo ruolo di “testa di legno” nell’affare, ne aveva ne aveva incassati 20.000 .

Arrestato a metà luglio scorso dalla guardia di finanza, mentre era in partenza per il Brasile (paese di cui ha la cittadinanza e dove viveva per lunghi periodi dell’anno), con i pm milanesi ha da subito collaborato, definendo il suo ruolo nella vicenda e quello degli altri indagati. Tant’è che il suo legale, l’avvocato Giuseppe Pennisi, ha ottenuto, prima, gli arresti domiciliari e, poi, l’accordo per il patteggiamento della pena di quattro anni e dieci mesi di reclusione. Accordo subordinato però al risarcimento dei 20.000 euro da lui intascati.

Di questi, 10.000 euro glieli daranno i parenti (Sostegni ha tre fratelli), il resto proveranno a raccoglierlo gli amici di una vita, sparsi tra Montecatini, Ponte Buggianese e Torricchio (Uzzano), dove ha vissuto in passato. Pagati i 20.000, Sostegni potrebbe evitare il carcere e scontare la pena nei modi alternativi previsti dalla legge, come l’ affidamento in prova. Si muovono per questo gli amici.

«Abbiamo fatto certe cose che ci rimarranno per tutta la vita – dice Guglielmo Parlanti – Si giocava a pallone per strada, andavamo a rubare le pesche, i capanni nei campi, di mattina a pescare con le canne fatte da noi, le partite a ping pong, poi i motorini. Sono stato al suo matrimonio e lui al mio, anche i nostri figli si conoscono bene. Siamo una quindicina sul gruppo whatsapp, ma ci sono tanti altri che gli vogliono bene. Dobbiamo aiutarlo per quello che abbiamo passato insieme».

Poi precisa: «Perché lui non è un delinquente: purtroppo Milano l’ha divorato. Da anni aveva una società per la compravendita di terreni e immobili finiti all’asta, come fanno in tanti. Ma poi è andato a confondersi con la politica». —

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di Redazione web