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Il Centro di ricerca è a rischio chiusura

Luca Signorini
Il Centro di ricerca è a rischio chiusura

Il 1° gennaio scade il contratto di affitto dell’associazione che gestisce la struttura di Castelmartini nel Padule di Fucecchio

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Luca Signorini

Larciano. Allo stato dell'arte, il 1° gennaio 2021 il Centro di ricerca e documentazione del Padule di Fucecchio dovrà fare fagotto e lasciare il Centro visite di Castelmartini, a Larciano. L'ultimo giorno dell'anno termina infatti il contratto d'affitto e la gestione delle riserve naturali affidata all'associazione onlus, che da oltre 25 anni si occupa della conservazione delle biodiversità, della tutela dell'area umida e delle attività di promozione turistica. Proprio a ridosso della scadenza, nel pomeriggio di lunedì prossimo, è convocata l'assemblea dei soci del Centro.

Un'assemblea “zoppa”, vale a dire priva dei rappresentanti dei tre comuni rivieraschi più “forti”, ovvero Larciano, Lamporecchio e Ponte Buggianese, che sono usciti dal novero dei sottoscrittori (1.500 euro di quota annua). Sarà presente invece Montecatini, che un mesetto fa ha fatto dietrofront e ha ritirato la delibera preparata per smarcarsi dall'associazione. «Non abbiamo cambiato idea sul Centro di ricerca del Padule di Fucecchio, ripresenteremo la delibera in seguito», aveva detto il sindaco Luca Baroncini.

Insomma, la riunione di lunedì potrebbe essere l'ultima del Centro di ricerca come abbiamo imparato a conoscerlo. Se in questi giorni non interviene la Regione Toscana con un proprio atto per prorogare il contratto d'affitto, le riserve naturali Morette, Righetti e La Monaca, il Centro visite e l'Osservatorio delle Morette andranno incontro a un periodo di “vuoto” nella gestione. Si conosceranno comunque i proprietari, beninteso. Perché il 1° gennaio entra in vigore anche la convenzione per lo “spezzatino” dei beni firmata a ottobre tra nove comuni rivieraschi, il Consorzio di bonifica Basso Valdarno e la Regione (si dice che le istituzioni lavorino per l'ingresso nel patto di Montecatini).

Secondo il documento, Larciano si è assicurato il Centro visite (e un contributo di 30.000 euro) e Ponte il Casotto del Biagiotti (e 6.000 euro). Sono proprio le due amministrazioni che più delle altre, e mai ne hanno fatto mistero, vorrebbero lo scioglimento del Centro di ricerca per avviare la procedura di un bando pubblico con il quale affidare la gestione del Padule, e inaugurare un nuovo corso. «C'è la volontà forte di dare al Centro di ricerca una nuova identità, va definito un ruolo chiaro senza disperdere le conoscenze acquisite in più di 25 anni di attività, ma non possiamo più rimandare la questione del contratto di affitto» sottolinea Alberto Bruzzani, consigliere comunale Pd a Monsummano e di recente nominato nel Cda dell'associazione onlus. Tutto giusto ma il tempo stringe. E da quello che sappiamo al Centro di ricerca del Padule di Fucecchio restano una decina di giorni di vita. —

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