Toscana
Parlanti (5 Stelle) «Quanto è costato il contenzioso sulla farmacia?»
La “Santo Stefano” resterà nella frazione di San Baronto Il consigliere chiede il conto alla giunta di Alessio Torrigiani
LAMPORECCHIO
Con la sentenza del Consiglio di Stato del settembre di quest’anno è stata scritta la parola fine sull’annosa vicenda che andava avanti da 4 anni. E che aveva avvelenato gli animi degli abitanti della frazione collinare: la farmacia “Santo Stefano” di San Baronto non farà le valigie per migrare verso il polo commerciale di piazza Falcone, a Lamporecchio. Resterà lì, nel luogo in cui si trova da sempre. Lo ha ribadito l’amministrazione comunale con una delibera di giunta che, con un passo indietro, ripristina di fatto la precedente dislocazione delle farmacie sul territorio comunale. Ma il Movimento 5 Stelle di Lamporecchio, con il capogruppo in consiglio comunale Luca Parlanti, non ci sta. E va all’attacco. Parlanti parla di «una ben poco lungimirante scelta politico-amministrativa» da parte della giunta guidata dal sindaco Alessio Torrigiani. E chiede: quanto è costata, dal punto di vista economico, alle casse comunali – dunque ai cittadini – tra consulenze legali, ricorsi, difese e spese di giudizio? Una situazione che – spiega il consigliere pentastellato – ha innescato una serie di ricorsi in sede giudiziaria che hanno visto la loro conclusione solo con la sentenza del Consiglio di Stato. «Tempo perso, spesa di denaro pubblico, contenziosi evitabili, nonché proteste accese da parte dei cittadini e dei soggetti coinvolti», aggiunge Parlanti. Sì perché il primo a fare ricorso, nel febbraio del 2018, era stato il dottor Giovanni Petra, storico titolare dell’omonima farmacia di via Gramsci, di recente scomparso. Il dottor Petra, attraverso il ricorso al presidente della Repubblica (poi trasposto, per atto di opposizione, al Tar), chiedeva, in sostanza, l’annullamento della delibera di giunta relativa, appunto, alla revisione della zonizzazione delle sedi farmaceutiche sul territorio. E poi si erano aggiunti anche due nuovi ricorsi promossi proprio dalla titolare della farmacia di San Baronto, la dottoressa Sandra Palandri. L’epilogo nel settembre di quest’anno con la sentenza del Consiglio di Stato e il dietrofront della giunta comunale. «San Baronto – conclude Parlanti – prima è stato definito come ambito territoriale particolarmente disagiato e con scarsa densità di popolazione, tale da rendere superata l’apertura di una farmacia in loco per via delle mutate condizioni socio-economiche e di viabilità; poi, invece, quattro anni dopo, la frazione collinare è diventata un luogo fortemente presidiato da attività ricettive che richiedono primo punto di accesso al sistema sanitario, dove compare l’interesse per fornire un servizio farmaceutico per le persone anziane. È la stessa amministrazione che parla: come si fa, politicamente e tecnicamente, a cambiare idea e prospettiva, in soli 4 anni, in modo così radicale? ». –
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