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Bancarotta, scatta sequestro da 257.000 euro

massimo donati
Bancarotta, scatta sequestro da 257.000 euro

Conti correnti, terreni e immobili dell’imprenditore sotto accusa serviranno a risarcire l’Erario in caso di condanna

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Conti correnti, 6 immobili e 4 terreni, per un valore complessivo di oltre 257.000 euro, sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza di Montecatini ad un 48enne imprenditore pistoiese titolare di un’azienda della Valdinievole che opera nel settore del noleggio di veicoli senza conducente operante nella Valdinievole. Si tratta di un sequestro preventivo chiesto dalla procura di Pistoia e disposto dal gip del tribunale nell’ambito di un’inchiesta che vede l’imprenditore indagato per i reati di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio.

Il sequestro – ai fini sia della confisca diretta che della confisca per equivalente – è stato chiesto dal pm Claudio Curreli per garantire l’eventuale incasso da parte dell’Erario delle imposte che, secondo le accuse, l’imprenditore non avrebbe pagato distraendo centinaia di migliaia di euro dalle casse dell’azienda, dichiarata fallita nel 2017.

Con la collaborazione del curatore di quest’ultima, le Fiamme Gialle hanno ricostruito gran parte dei movimenti di denaro messi in atto a partire già dal 2013, quando il patrimonio aziendale appariva già compromesso. Nella sua qualità di amministratore e socio unico, l’imprenditore è accusato di aver distratto a proprio favore oltre 460.000 euro come compenso auto-attribuitosi per il 2014, e 398.000 per il 2015, oltre a circa 60.000 euro attraverso prelievi effettuati dai conti correnti della società senza alcuna giustificazione contabile. Il tutto, sempre secondo la procura, aggravando la situazione di dissesto la società per il fatto di aver rimandato per tre anni la messa in liquidazione e la richiesta di fallimento.

Inoltre, l’imprenditore è accusato di autoriciclaggio, per aver trasferito il denaro derivante dal reato di bancarotta nelle casse di una nuova società, anch’essa operante nel settore del noleggio di veicoli.

Fatto sta che parte di quel denaro distratto sarebbe dovuto servire a pagare le tasse dell’azienda poi fallita.

Nel suo decreto il gip del tribunale ha stabilito che il valore del sequestro preventivo debba ammontare non all’intero importo delle imposte non pagate negli anni di dissesto dall’azienda fallita, bensì soltanto alla somma di denaro sottratta all’Erario attraverso i presunti atti fraudolenti posti in essere. —

massimo donati

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