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Montecatini

l’inchiesta 

Caso Lombardia Film Commission Sostegni scarcerato dopo 4 mesi

Caso Lombardia Film Commission Sostegni scarcerato dopo 4 mesi

Il 62enne montecatinese è accusato di essere il prestanome di uno dei commercialisti della Lega

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montecatini

Gli amici lo chiamavano “Il Tosca”, per via delle prelibatezze che una ventina d’anni fa importava dalla Toscana e vendeva a Milano. Già da allora sognava di aprire un ristorante in stile macelleria, dove cucinare la sua “fiorentina”. Tra i suoi hobby, pure quello di comporre poesie da regalare a Natale, che ha scritto anche nei mesi in cui è rimasto in carcere. Una racconta quei “12 passi” che ha percorso, ogni giorno, nella sua cella, dove il suo “ottimismo” e le sue “speranze” si sono scontrate “con il muro e le sbarre”.

Sono i tanti volti di Luca Sostegni, 62 anni, di Montecatini, finito lo scorso luglio a San Vittore, nell’ambito delle indagini sul caso Lombardia Film Commission, accusato di essere il prestanome Di Michele Scillieri, uno dei commercialisti milanesi della Lega finiti agli arresti domiciliari. Sostegni, 62 anni, su disposizione del gip Giulio Fanales, che ha accolto la richiesta avanzata dall’avvocato difensore, venerdì è stato scarcerato e posto ai domiciliari a casa di un amico, in una villetta fuori Parma immersa nella campagna.

A chi la visto è parso provato e dimagrito. In cella per 4 mesi, per passare il tempo, come detto, ha scritto anche poesie da regalare agli amici.

Luca Sostegni, prima di affiancare il commercialista Michele Scillieri nelle operazioni al centro delle indagini milanesi e ricevere discreti compensi, si occupava di tutt’altro. Come lui stesso ha raccontato durante gli interrogatori, la sua carriera inizia dallo scatolificio del suocero, di cui ha preso le redini, per poi fondare, con uno dei figli, la società “Toscana in Tavola”. Una volta alla settimana arrivava a Milano da Montecatini con il vano posteriore del suo furgoncino pieno di ogni bontà.

Parcheggiava in corso Sempione nel punto, più o meno, dove ora c’è il “Jazz Cafè”, e lì allestiva una sorta di mercatino dove in molti facevano la spesa: pane e olio toscani, ma anche finocchiona, prosciutti di ogni tipo, formaggi, tra cui il pecorino, e vino.

A dare una sterzata alla sua vita è stato l’incontro con Marco Affri, imprenditore varesino e, tra l’altro, proprietario del Borgo Nuovo Boutique hotel di Chiaravalle. Quando si ritrovò “con uno scoperto” in banca “di diverse migliaia di euro”, fu lui a rilevare, per aiutarlo, la metà delle quote della sua società per 60mila euro.

È l’inizio di un forte sodalizio, con Sostegni che frequenta “a lungo” – si legge nei verbali degli interrogatori – gli uffici dell’imprenditore in via Vincenzo Monti”, in una palazzina dove aveva lo studio pure Michele Scillieri, professionista interpellato da Affri per consulenze in materia contabile.

È così che, nel 2008, conobbe il commercialista che, a partire dalla vicenda legata al gruppo immobiliare i Girasoli, ha poi “seguito” fino a qualche mese fa, quando l’inchiesta ha messo fine ai loro affari con gli arresti.

Prima di indossare i panni di amministratore “testa di paglia” o liquidatore di alcune società, nel suo curriculum c’è un’esperienza come aiuto cuoco, durata fino al 2015: aveva il compito di cucinare la carne alla brace nel ristorante La Locanda, sempre di Affri e sempre a Chiaravalle.

«Il mio sogno – ha confessato ai pm milanesi nel corso degli interrogatori a cui è stato sottoposto in carcere – era aprire un ristorante stile macelleria, dove vendere i miei prodotti toscani e magari fare della buona carne».

Invece è finito nel “giro” dei commercialisti vicini alla Lega, anche loro agli arresti domiciliari, e al posto del ristorante ha aperto una pizzeria in Brasile, paese dove vive per parecchi mesi. –

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