Il dolore
Addio ad Alberto Bargellini, uno storico guardalinee
Un anno fa aveva perso l’adorata moglie. Poi, sul finire dell’estate scorsa, aveva cominciato ad accusare i sintomi di una malattia
MONSUMMANO
Quando ieri mattina nelle vicinanze del monumento a Giuseppe Giusti sono apparsi i manifesti funebri che annunciavano la dipartita di Alberto Bargellini, 80 anni, più di un monsummanese ha cercato di fare mente locale per ricordare chi fosse costui, per poi beccarsi gli improperi dei (pochi) passanti di di turno. «Ma come? Non conoscevi “Pistoia”? ».
In effetti per molti, specie nell’ambiente del football nostrano, il buon Alberto era semplicemente chiamato e conosciuto con tale appellaativo dovuto alla sua provenienza dalla città di Cino. Per anni operaio in una ditta di Larciano e factotum della famiglia Pacini, è stato un insostituibile, apprezzato dirigente e collaboratore dell’Intercomunale Monsummano. Quella tuta amaranto, con la maglia “dolce vita” d’inverno, lo ha accompagnato per tutta l’esistenza assieme all’immancabile bandierina, portata con classe, a volte, pure sotto braccio, per accendersi l’immancabile sigaretta con relativa reprimenda dell’arbitro.
Già. La bandierina, elemento indispensabile nel ruolo che lo ha sempre contraddistinto: il guardalinee di parte. Specie la seconda parte della definizione coniata dalla Figc gli calzava a pennello come ricorda Alessandro Romani uno dei pochi capitani montecatinesi che il Monsummano ha avuto. «Se il pallone sfiorava la riga su un tocco degli avversari sembrava uno sbandieratore di Siena. Per noi invece doveva toccare almeno la pista di atletica», racconta Romani.
Bargellini era il classico poco invadente ed indispensabile uomo-spogliatoio, ma soprattutto una persona sulla quale si può contare a prescindere. L’animo genuino e passionale lo ha fatto amare e benvolere da generazioni e generazioni di calciatori (e non) monsummanesi passati fra il campo Loik e lo Strulli, specie i ragazzi della squadra amatoriale del Caffè Martini, che aveva visto crescere in maglia amaranto e dei quali seguiva da vicino le vicende.
Un anno fa aveva perso l’adorata moglie, colpo durissimo. Dalle case popolari si era trasferito alla Vergine dei Pini.
Poi, sul finire dell’estate passata, aveva cominciato ad accusare i primi sintomi di una inesorabile malattia che se l’è portato via in pochi mesi, senza dargli neppure modo di alzare la bandierina, per spezzare il ritmo ad un avversario imbattibile, per prendere tempo. Lascia le figlie Ambra e Ilaria, particolarmente toccate dagli attestati di affetto nei confronti del loro genitore.
La salma da ieri è esposta alla Pubblica Assistenza di Monsummano, e vi resterà fino a domani mattina col funerale in forma privata, a causa delle restrizioni anti Covid, alle 10.30, nella chiesa di Monsummano. Ultima tappa il cimitero di Cintolese. –
Roberto Grazzini
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