Sicurezza
Addio a Giovannelli, tanti anni al “La Pace”
Prese in “eredità” dal padre la mansione di facchino al Grand Hotel. Ucciso da un male inesorabile
Monsummano
Ogni albergo, anzi, ogni “casa” come si diceva un tempo (ma pure tutt’ora parlando degli hotel di livello), ha i suoi servitori “fedelissimi”, i classici pretoriani nei punti e nei reparti strategici. Fra questi ci sono gli uomini di fatica, importantissimi nel quotidiano, che conoscono ogni angolo della struttura, sanno che tipo ti materasso vuole il cliente di quella particolare stanze o a che ora desidera le scarpe lucidate. Persone semplici, estremamente disponibili e sorridenti, mai invadenti, esemplari nel mantenere le distanze, quanto di compagnia con chi lavora al loro fianco. Questo era il ritratto di Mario Giovannelli, monsummanese doc, classe 1942, che aveva ereditato la “coreana” rossa dalle striature nere da facchino dal padre Italo, storica colonna del Grand Hotel & La Pace dal 1955 al 1985.
Un abbigliamento utile al conte Mascetti,alias Ugo Tognazzi per attuare il “rigatino” (termine che deriva dal doppio effetto cromatica della divisa) e scappare di nascosto dal “cinquestelle” di via della Torretta nel film “Amici Miei”.
Mario approdò al La Pace pochissimi anni dopo il pensionamento del padre e un’esperienza nel calzaturiero. Vi prestò servizio fino ai primi anni del nuovo secolo.
A dargli ma forte, nel 1998, arrivò uno dei figli, Massimo, tuttora in servizio (22 onorate stagioni), e per un breve periodo pure l’altro figlio Damarco, che poi prenderà altre vie professionali.
Insomma, una dinastia intera di Giovannelli. Il buon Mario, grande forchetta, passi lunghi e ben distesi, con l’indimenticabile fazzoletto al collo nascosto sotto il bavero della coreana (trucco paterno per il sudare) e fischiettando le canzoni di una volta, sapeva farsi ben volere. Era l’uomo di fiducia del mitico e compianto concierge Gastone Gori, col quale divideva la passione per la caccia.
Ritiratosi a vita privata, da qualche anno aveva ingaggiato una durissima battaglia con un male inesorabile.
Venerdì sera si è spento serenamente nella propria abitazione di Monsummano circondato dall’affetto dei propri cari.
Oltre ai figli Massimo e Damarco lo piangono la moglie Tania e il fratello Graziano, gli amici ed i colleghi di lavoro. —
Roberto Grazzini
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