Il Tirreno

Montecatini

i gestori ricevuti dal sindaco  

«Con i circoli chiusi la montagna muore Distribuiamo anche medicine e farmaci»

Maria Salerno
«Con i circoli chiusi la montagna muore Distribuiamo anche medicine e farmaci»

Con l’asporto si sono tenuti a galla, ma se devono abbandonare anche questo qualcuno rischia di non riaprire più 

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PESCIA

Chiudere i circoli vuol dire avviare alla morte quei paesi che già stentano a sopravvivere. Questo il messaggio che i gestori dei piccoli circoli Arci della Montagna pesciatina hanno portato, ieri mattina, all’attenzione del Comune, organizzando un presidio di protesta proprio davanti a Palazzo del Vicario. A suscitare il malcontento il Dpcm del 24 ottobre, che ha disposto la cessazione della loro attività. Che però – come hanno sottolineato con forza i presenti – non può essere ricondotta alla stregua di quella di un bar o un pub, non limitandosi i circoli alla mera attività commerciale di vendita di cibo e vivande o ricreativa e di intrattenimento.

«Siamo dei presidi indispensabili sul territorio – ha spiegato Emanuele Cutsodontis, che insieme alla moglie Alberta Cappelletti gestisce il circolo Arci di Pietrabuona – cui spesso la stessa amministrazione comunale demanda lo svolgimento di servizi, che altrimenti verrebbero a mancare. In molte realtà (quasi tutte) il circolo è l’unico posto dove si può sfogliare un giornale, bere un caffè, fare quattro chiacchiere. Chiuderci vuol dire condannare la popolazione all’isolamento, che patisce già a cose normali».

A lui fa eco Paolo Biagini, presidente del circolo di Vellano. «In questo periodo abbiamo distribuito 15 mila mascherine, abbiamo fatto attività di informazione e sensibilizzazione alla cittadinanza, ci occupiamo persino di distribuire le medicine...». Perché la popolazione delle frazioni montane, è bene ricordarlo, è per lo più formata da anziani soli.

Il circolo assolve, nella stragrande maggioranza dei casi, una funzione sociale indispensabile. Quindi, è stato inopportuno disporne la chiusura identificando in queste strutture unicamente la possibilità di far bisboccia. Al pari delle altre attività, infatti, i circoli si sono adeguati alle norme anticovid, e non contemplano minimamente, al momento, la possibilità di far feste e sagre paesane. Non è questo che chiedono. Sono perfettamente consapevoli che la situazione sanitaria impone altro, «ma era necessario un adeguamento delle norme nazionali a realtà locali, che sono diversissime fra di loro – hanno detto tutti – Medicina o Pontito non hanno nulla a che vedere con Milano o Roma o Firenze. Non si può, sotto il nome “circoli” bandire tutti, senza distinguo».

E poi c’è chi pensa già al dopo: è il caso di Laila Biagini del circolo di San Quirico. «In questo periodo la popolazione ci ha aiutato, anche con l’asporto, e il minimo che siamo riusciti a fare ci ha consentito di sostenere i costi che comunque abbiamo, ma se dobbiamo pure rimetterci... io non so se saremo nelle condizioni di riaprire mai più».

Il sindaco Oreste Giurlani ha ascoltato i gestori e si è impegnato a venire loro incontro con agevolazioni di natura fiscale, ma ad ogni modo questo non risolve il problema. «Mi farò portatore delle vostre istanze col prefetto e anche con la Regione. Confido nella sensibilità del presidente Giani, che sta già monitorando la situazione e potrebbe con un’ordinanza consentire loro di continuare a svolgere la loro funzione sociale» . –

Maria Salerno

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