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Riciclare il Tetra Pak finalmente è possibile

Maria Salerno
Riciclare il Tetra Pak finalmente è possibile

Il sistema ideato da un giovane chimico residente a Pescia che ha già depositato il brevetto. «Un aiuto all’ambiente»

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PESCIA

Un sistema per il riciclo del Tetra Pak. A idearlo è Giacomo Mencarini, giovane chimico pesciatino di 31 anni.

«Il Tetra Pak è un poliaccoppiato, composto da alluminio, polietilene e cellulosa – spiega Mencarini – io ho trovato un sistema per riciclare tutti e tre i materiali, in modo che non vadano in discarica o all’inceneritore, con ovvi vantaggi per l’ambiente».

Nelle giornate libere, durante il lockdown, Mencarini ha ricercato dei metodi per la separazione dell’alluminio dagli scarti e ha sviluppato un procedimento che prevede la separazione, e quindi il riciclo di tutti e tre i componenti costitutivi, in un’ottica di sostenibilità ambientale.

«Con questo metodo si può rivendere l’idrossido di alluminio (ottenuto dalla separazione dell’alluminio) alle aziende che lo utilizzano – ha spiegato Mencarini – mentre il polietilene può essere rivenduto tal quale, ad un elevato grado di purezza, evitando di dover sintetizzare nuovo polietilene e nuovo alluminio per tali aziende, in un’ottica di economia circolare. Ciò è particolarmente importante, in quanto il polietilene è una plastica derivante dal petrolio, per cui la sua sintesi è impattante dal punto di vista ambientale. Il processo di produzione dell’alluminio dalla bauxite è un processo assolutamente non sostenibile, basti pensare che, quando si produce alluminio ex novo, si hanno notevoli quantità di rifiuti, chiamati fanghi rossi, che sono estremamente inquinanti e impattanti sull’ambiente. Inoltre, tale processo è molto energivoro, per cui è estremamente importante ridurre al minimo la quantità di alluminio prodotta ex novo da bauxite e spingere al massimo sul riciclo dell’alluminio».

Attualmente alcune cartiere separano già la cellulosa, che viene riutilizzata nel processo di produzione, tuttavia, separando solo la cellulosa, non si recupera né l’alluminio, né il polietilene, perché si ottiene uno scarto i cui componenti costitutivi sono difficilmente separabili.

«Tale materiale va o in discarica o all’inceneritore – ha sottolineato Mencarini – oppure è trasformato in ecoallene, un materiale composito utilizzato per la produzione di manufatti come vasi, lampioni, eccetera. Però l’alluminio e il polietilene rimangono all’interno del materiale, per cui non è possibile riciclarli singolarmente». Questo sistema, al contrario, potrebbe rappresentare davvero una svolta rispettosa dell’ambiente. Mencarini ha depositato il brevetto e un giorno tutto questo potrebbe tradursi in pratica. —

Maria Salerno

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