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Il fiaccheraio era di casa a Montecatini

Roberto Grazzini
Il fiaccheraio era di casa a Montecatini

Ecco la foto storica dell’archivio Rosellini che i lettori del “Tirreno” riceveranno domani in regalo dal loro edicolante

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Prosegue l’iniziativa del “Tirreno” dedicata ai Vecchi Mestieri, ben documentati visivamente dalle suggestive foto d’epoca, in bianco e nero, che i lettori stanno avendo in regalo con l’acquisto del quotidiano ogni martedì mercoledì, giovedì e venerdì.

Dopo la foto del maniscalco in regalo oggi, la decima istantanea del fornito archivio della ditta Rosellini, dinastia di fotografi doc alla terza generazione, in edicola domani, mostra una splendida carrozza davanti alle Terme Tettuccio, in pieno secondo conflitto mondiale come si evince dall’anno domini 1942. Alla guida, petto in fuori e frusta in mano, ben posizionato sul cocchio, il Fiaccheraio.

L’etimologia di tale inusuale sostantivo deriva da una rimessa di Parigi, che, già dal 1650, dava a nolo carrozze per il santuario di Saint-Fiacre a Meaux con l’insegna del santo eremita. Alla gente di Toscana, che ne ha il virtuale copyright, venne del tutto naturale adattarla al più orecchiabile termine fiàcchere, e di conseguenze chiamare fiaccheraio l’autista.

La particolare figura professionale stazionava un tempo non lontano, col mezzo e quadrupede parcheggiato in piazza del Popolo, vicino ai taxi, ed era una sorta di biglietto da visita per il centro bagnaiolo.

Prima ancora di questo tipo di carrozza “en plein air” c’era il più riservato landò, sempre a quattro ruote e doppia copertura retraibile a mantice, trainato da due o quattro cavalli. La parte destinata ad ospitare i passeggeri era fornita di sedili a panchetta con disposizione rigorosamente “vis à vis”.

Nelle piazze più importanti a cominciare dalla vicina Firenze, i fiaccherai continuano tuttora a svolgere il proprio lavoro, che ormai non è più di “servizio pubblico” inteso come trasporto, ma bensì di indubbio supporto al turismo. Un po’ come le gondole per Venezia, tanto per intenderci.

Nell’epoca di massimo splendore, il vetturino, altro termine usato per definire la categoria in questione possedeva stile, personalità e discrezione della quale andava altamente fiero. Oltre a funzionare all’uopo da tassista, percorrendo le strade amiche, raccontava storie e aneddoti sulla città alle persone che trasportava, fra un tour romantico sulla Rocca di Montecatini Alto, o sotto la complice ombra della Pineta quando la coppietta non gradiva baciarsi in pubblico.

Tanti i vip che ne hanno fatto uso, per la gioia dei fotografi e della gente comune.

Nei primi del ’900, il musicista Augusto Novelli, attorno al personaggio del fiaccheraio Ulisse, imperniò la celebre operetta “L’Acqua Cheta” mentre il celebre cantante Odoardo Spadaro qualche anno dopo intonò “Come è delizioso andar sulla carrozzella”.

Ed allora via al trotto! —



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