Il Tirreno

Montecatini

vecchi mestieri 

Domani in regalo la foto del maniscalco

Roberto Grazzini
Domani in regalo la foto del maniscalco

Con “Il Tirreno” prosegue la distribuzione delle immagini storiche tratte dall’archivio Rosellini di Montecatini 

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Montecatini

La terza settimana dedicata ai “Vecchi Mestieri”, immortalati dalle suggestive foto in bianco nero (formato 34x 24) in regalo ogni martedì, mercoledì, giovedì e venerdì con l’acquisto del nostro quotidiano, riprende domani con un mestiere davvero antichissimo come quello del maniscalco.

La mascalcia è una vera e propria arte che inizia con i Galli e i Celti, primi a pensare di proteggere i “piedi” del cavallo con un cerchio metallico chiodato sull’unghia per evitarne il consumo. Quando i Romani, occupando questi territori, appresero la tecnica della ferratura, se ne impadronirono migliorandola e rendendola più funzionale grazie anche al lavoro dei fabbri a lor servizio. Bisognerà però attendere il XV - XVI secolo per trovare i primi esaurienti trattati di mascalcia in Italia. Tuttavia, in un’epoca dove il lavoro manuale viene velocemente sostituito da quello automatizzato, sembra quasi impossibile riuscire a pensare a simile professioni. A questa inesorabile scomparsa della mano dell’uomo, il mestiere del maniscalco, tipico della nostra tradizione, riesce però decorosamente a sopravvivere. Oggi la produzione industriale ha ridotto la realizzazione fatta in casa di ferri da cavallo. Rimane tuttavia necessaria l’opera di chi conosce e sa lavorare il materiale a caldo o a freddo per riuscire ad adattare le verghe e le piastre metalliche agli zoccoli.

Un lavoro che prevede, fra le altre cose, un grande sforzo fisico del maniscalco dovendo stare per ore piegato sulle zampe dei cavalli, sostenendone il peso sulle proprie gambe. E inoltre deve essere psicologo, possedere sensibilità e riflessi pronti, doti indispensabili per riconoscere gli stati d’animo dei cavalli. Comprenderne le intenzioni e quindi prevederne eventuali scatti improvvisi. Oltre all’abilità manuale, il maniscalco poi deve avere conoscenze di anatomia, interpretare le andature e gli appiombi del cavallo, nozioni indispensabili per realizzare una ferratura che tenga conto della conformazione dell’animale, facendo attenzione alla scelta del ferro in funzione dell’impiego del quadrupede. Nonostante la diffusione della pratica del “cavallo scalzo” la ferratura continua ad essere necessaria per molti tipi di sport in cui gli animali sono sottoposti a ritmi non naturali. Grazie all’utilizzo di nuovi materiali, come ferri incollabili e scarpe allacciabili da impiegare in situazioni particolari, la mascalcia sta diventando un’arte davvero speciale al passo coi tempi. E allora non meravigliatevi se, passando dall’ippodromo Sesana o nelle scuderie della Valdinievole, sentite ancora quel ritmato picchiettare del martello sull’incudine a scandire i ritmi del vivere quotidiano. —



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