Il Tirreno

Montecatini

vecchi mestieri 

Irrompe l’antica arte del maniscalco

Roberto Grazzini
Irrompe l’antica arte del maniscalco

Martedì con Il Tirreno in regalo un’altra foto dell’archivio storico Rosellini. Quando i cavalli a Montecatini erano di casa

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Montecatini. E così è andata in archivio pure la seconda settimana dedicata ai Vecchi Mestieri, documentati dalle foto d’epoca in regalo con l’acquisto del quotidiano ogni martedì, mercoledì, giovedì e venerdì. Una settimana che ha esaltato le virtù e le capacità delle donne bagnaiole e valdinievoline, capaci di cose e di lavori incredibili.

Tuttavia nel nostro personalissimo e nostalgico album di suggestive istantanee in bianco e nero c’è un mestiere che da sempre è stato prerogativa di nerboruti omaccioni, spesso dall’animo sensibile, specie verso gli animali. Per chi non lo avesse ancora capito, stiamo parlando del maniscalco, sapiente artigiano che esercitava appunto l’arte della mascalcia, ossia del pareggio e ferratura del cavallo e degli altri equini domestici come asino e mulo.

Sarà su questa figura professionale ormai rintracciabile solo negli allevamenti e nelle scuderie di un certo livello che si aprirà (martedì 25 agosto) la terza settimana dei mestieri di un tempo. L’etimologia di tale antico sostantivo viene dall’inglese marshal e dall’antico germanico marah (cavallo) e schalh (servo), indicando quindi colui che si prende cura dei cavalli, parola che poi si è diffusa in Europa nel corso dei secoli.

La leggendaria figura del maniscalco, a cominciare da chi custodiva Bucefalo, cavallo da battaglia tanto caro ad Alessandro il Grande, si sovrapponeva in parte a quella del fabbro; i ferri venivano infatti forgiati al momento e su misura, secondo le necessità dei cavalli, a freddo o a caldo con i tradizionali attrezzi della bottega (fucina, incudine, mazza). In pratica però il maniscalco diventava il “confidente” del silente cavallo, ma anche del proprietario. Doveva e deve essere bravo a capire attraverso l’andatura se c’era qualcosa che non andava e con il veterinario studiare assieme gli accorgimenti opportuni in caso di patologie della zampa o delle articolazioni degli arti.

L’atto dell’adattamento e dell’applicazione del ferro non esauriva il compito di questo artigiano speciale che, come un raffinato scultore, nella fase della ferratura si dedicava al pareggio, che consiste nell’asportazione dell’eccessiva crescita delle varie parti dello zoccolo rivolte verso il suolo.

La foto dell’archivio Rosellini è datata a metà degli anni Cinquanta ed immortala con un clic la fatica, il sudore di uno degli ultimi esperti del settore. E riporta alla mente, oltre ai destrieri alati del Sesana, le carrozze che parcheggiavano davanti all’attuale piazza del Popolo, quasi di fronte alla Locanda Maggiore. Era lì che, dopo aver portato a destinazione il curista, c’era la zona adibita a rifocillare l’irrequieto e stanco animale in attesa di nuove sgroppate in città. –


 

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