Scarcerato Posillico: «Assenza di gravi indizi»
Il cinquantenne residente a Montecatini aveva sempre affermato di essere soltanto il direttore del “Centrale”
MONTECATINI
“Assenza di gravità indiziaria”: è con questa motivazione che il Tribunale del riesame (o della libertà) di Firenze ha annullato l’istanza di custodia cautelare per Paolo Posillico, 50 anni (originario di Prato e residente a Montecatini). Per l’accusa era ritenuto il vero gestore del “Bar Centrale” e per questo in cella dal 20 luglio per aver violato le misure di prevenzione antimafia a cui era sottoposto e che non gli avrebbero mai consentito di gestire in prima persona il locale. Rispondendo alle domande del giudice delle indagini preliminari, Posillico si era difeso ribadendo che lui, lì, era soltanto il direttore, un dipendente regolarmente assunto, e non il gestore di fatto del bar-ristorante come sostenuto dagli investigatori della finanza e dalla procura. Pochi giorni fa il gip aveva però ritenuto che dall’interrogatorio non fossero emersi elementi di novità tali da accogliere la richiesta di mitigazione della misura cautelare in quella degli arresti domiciliari.
L’avvocato di Posillico, Francesco Bevacqua, si era rivolto allora al Tribunale del riesame e da ieri alle 13 il 50enne è di nuovo un uomo libero. «Il tribunale – dice il legale – ha ritenuto che non ci fossero i necessari elementi per l’applicazione del provvedimento cautelare. Un risultato per noi estremamente importante, anche se resta il fatto che un uomo è stato chiuso ingiustamente in carcere per una ventina di giorni».
Per l’avvocato Bevacqua le stesse intercettazioni «hanno dimostrato che non ci sono legami con ambienti camorristici. A mio avviso c’è solo stata una ricerca del sensazionalismo in quanto il mio assistito è stato coinvolto nel passato in alcune vicende ancora tutte da chiarire». Posillico era infatti rimasto invischiato negli ultimi anni in inchieste della Dda di Firenze sul noto clan Terracciano, presente da tempo in Toscana. Ora si aprono scenari totalmente nuovi.
L’accusa potrebbe infatti presentare un ricorso contro il provvedimento che ha di fatto annullato la precedente ordinanza cautelare. La difesa potrebbe invece chiedere l’archiviazione della vicenda.
«Non ci fermiamo certo qui – dice l’avvocato Bevacqua – in quanto le indagini svolte non hanno evidenziato grandi elementi di novità e il quadro che ci si pone davanti può tranquillamente portare alla richiesta di archiviazione. Per noi, inoltre, se non sussistono indizi di reato, anche il sequestro del locale (che sta andando avanti sotto la guida di un amministratore giudiziario, ndr) è del tutto ingiustificato». —
David Meccoli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
