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Botte e minacce di morte alla moglie: a giudizio

Massimo Donati
Botte e minacce di morte alla moglie: a giudizio

Alle spalle un precedente per omicidio, il marito-stalker si trova ai domiciliari da gennaio. Non accettava la fine della storia

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valdinievole

Da quando, dopo anni di soprusi, se n’era andata di casa per vivere una nuova storia d’amore con un altro uomo, era stato un crescendo di minacce e di offese. Sia contro di lei che nei confronti del nuovo compagno e dell’amica ritenuta responsabile di ciò che era successo. La goccia che aveva fatto traboccare il vaso della paura era arrivata quando, nel giro di poco più di un’ora, il marito l’aveva aggredita per ben due volte, la seconda, incurante della presenza di decine di persone, alla stazione ferroviaria. Era stato a quel punto che la donna aveva deciso di chiedere aiuto alla polizia, terrorizzata da quell’uomo violento, con alle spalle addirittura una condanna per omicidio. Scattato il “codice rosso”, in soli dieci giorni era arrivata la misura cautelare del divieto di avvicinamento, prima, e quella degli arresti domiciliari poi, quando il sessantenne marito abbandonato (non pubblichiamo le generalità per non rendere identificabili le vittime) aveva violato le prescrizioni imposte dal giudice con l’ennesima telefonata carica di minacce.

Era il gennaio di quest’anno quando il gip del tribunale di Pistoia aveva aggravato la misura cautelare. L’altra mattina, l’imputato, su richiesta del pm Giuseppe Grieco, è stato rinviato a giudizio per il reato di atti persecutori. Parti civili nel processo, la moglie, il suo nuovo compagno e l’amica.

Siamo in Valdinievole. È il mese di settembre 2019 quando la donna decide di lasciare la famiglia per andare a convivere con un altro uomo. Una decisione arrivata dopo anni di dissapori e di violenze fisiche da lei mai denunciate. Il marito non l’accetta di buon grado. Anzi. Inizia a tempestarla di telefonate e di messaggi, quotidianamente. Le intima di tornare a casa, minacciandola di morte.

Dello stesso tenore le minacce nei confronti dell’amica della moglie ritenuta istigatrice dell’abbandono. In questo caso anche con scenate sotto casa, costellate di offese e minacce urlate dalla strada: “Tanto lo so che vai in bicicletta, appena ti incontro ti metto sotto... Prima o poi ti ammazzo, o ti sfiguro con l’acido... Ti brucio la macchina...”.

Almeno 20-30 le telefonate al giorno ricevute invece dal nuovo compagno della moglie, da numeri diversi per non farsi riconoscere. Intervallate da espliciti sms: “Bastardo, tra poco finirai a cantare con gli angeli. Tranquillo che fra poco Gesù arriva...”.

Una persecuzione che, unita alla consapevolezza dei gravissimi precedenti penali di quell’uomo, ha fatto sprofondare i tre in un’ansia costante sempre più profonda. Poi, le due aggressioni alla moglie. La prima, quando la donna era andata a trovare la figlia: il marito, accorso dal luogo di lavoro, l’aveva presa per il collo, strappandole la maglia, e poi per i capelli: “Devi tornare a casa, muoviti. Ti ammazzo” le aveva urlato prendendola a pugni sulla testa; solo l’intervento di un vicino di casa l’aveva salvata. Scappata alla stazione per tornare a casa, il marito l’aveva rintracciata lì un’oretta dopo, mentre aspettava il treno: l’aveva agguantata per le spalle, cercando di portarla via, e lasciandola solo quando i presenti, alle sue grida di aiuto, avevano telefonato al 113. —



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