Il dolore
WindTre scrive al Comune «Antenna di Aramo in regola»
L’azienda chiede all’ente di non imbarcarsi in una vicenda legale che avrebbe come risultato solo quello di ritardare l’esecuzione dei lavori
PESCIA
“Quest’antenna s’ha da fare”. Parodiando i bravi di manzoniana memoria, così la società WindTre sembrerebbe lasciare intendere al Comune nella sua risposta all’annuncio che è stato avviato, nei giorni scorsi, l’annullamento in autotutela del procedimento autorizzativo dell’installazione dell’impianto di telefonia, ad Aramo.
L’eventuale contenzioso che ne scaturirebbe, rileva la società di telecomunicazioni, sarebbe “defatigante” e “non necessario”. Pertanto invita l’amministrazione ad astenersi dall’adottare il preannunciato provvedimento di annullamento d’ufficio, provvedendo ad archiviare la procedura e consentendo la realizzazione dell’impianto e il mantenimento delle autorizzazioni già conseguite dalla stessa. È vero, infatti, che la mancata pubblicizzazione dell’autorizzazione (che competeva al Comune) rappresenta un vizio di forma, ma non nella misura in cui possa inficiare il risultato finale, ovvero l’installazione dell’impianto. WindTre, pertanto, sollecita l’amministrazione a provvedere alla pubblicazione dell’istanza di autorizzazione, consentendo l’eventuale presentazione, da parte dei privati, di documenti e osservazioni che però la società si dice certa che “giammai potrebbero inficiare le autorizzazioni fino a questo momento rilasciate”. In altre parole, la società suggerisce al Comune dal desistere dall’imbarcarsi in un’azione legale che avrebbe il solo scopo di allungare i tempi, senza sortire alcun cambiamento sostanziale, ovvero la realizzazione di un impianto di pubblica utilità “munito dei necessari pareri” e peraltro pienamente conforme dal punto di vista edilizio, urbanistico e radioprotezionistico.
Dopo la risposta, anche alcuni consiglieri di minoranza, come ad esempio Giancarlo Mandara hanno ribadito nel corso dell’ultimo consiglio comunale la necessità di “valutare le conseguenze” prima di procedere nell’annullamento, perché esattamente come è accaduto nella vicenda Pe.Par, il rischio è quello che il Comune ne esca soccombente e debba farsi carico pure spese processuali. —
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