Italia
È indagato con l’accusa di favoreggiamento Presto davanti al giudice
montecatini
Sarà interrogato nei prossimi giorni dal giudice per le indagini preliminari l’imprenditore Oliviero Zavagli, messo agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta su un gruppo italo-albanese dedito allo spaccio di hashish e cocaina soprattutto in provincia di Pistoia, ma anche nelle province limitrofe, con puntate anche in Emilia Romagna. Zavagli, che è accusato di favoreggiamento, non deve rispondere di fatti legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Lo accusano di aver fatto una telefonata di troppo: a uno degli albanesi arrestati, per avvertirlo di tenere gli occhi aperti, perché presto avrebbe ricevuto una visita poco gradita, quella dei carabinieri.
In realtà, secondo quanto è trapelato dagli investigatori, i carabinieri non volevano affatto incontrare l’albanese che vive in affitto con una connazionale in un’abitazione di Zavagli in via del Salsero. Probabilmente volevano piazzare qualche microspia che sarebbe servita alle intercettazioni ambientali nell’appartamento, poco distante dal ristorante Kalispera che, secondo il procuratore Tommaso Coletta, altro non era che la base operativa del gruppo di spacciatori.
Zavagli, se è vero quanto gli contestano i carabinieri e la Procura, avrebbe commesso una grossa imprudenza. Quando i militari gli hanno chiesto le chiavi dell’appartamento, anziché mantenere il segreto, avrebbe alzato il telefono e lo avrebbe detto al suo inquilino. Pensando forse che il telefono dell’altro non fosse intercettato: un pio desiderio quando c’è di mezzo un’indagine sullo spaccio di droga.
In questi giorni comunque l’imprenditore avrà modo, se vorrà, di esporre le sue ragioni al giudice, assistito dall’avvocato Luca Bechini. Come dovrà fare anche il meccanico indagato nell’inchiesta Kalispera, che è accusato di aver tentato, senza peraltro riuscirci, di “bonificare” le auto degli spacciatori dalle microspie piazzate dai carabinieri. —
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