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economia e territorio 

Terme, il piano Cardini lascia freddi gli operatori

David Meccoli
Terme, il piano Cardini lascia freddi gli operatori

Previsti un polo curativo e monumentale, uno sanitario, del benessere e ludico, uno ambientale e uno museale. Ma per gli imprenditori il problema sono i tempi

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«Un anno di intenso lavoro». È così che il sindaco Luca Baroncini ha riassunto quanto fatto dalla sua amministrazione per le Terme dal suo ingresso in municipio. Un “lavoro” che si è condensato nel piano Cardini (pronto da febbraio) e in alcuni punti poi recepiti dal piano di risanamento predisposto dalla Orion Dynamics. Ma che ha lasciato un po’ “freddina” la platea (una cinquantina tra albergatori e commercianti, riuniti all’hotel Adua), che si è detta preoccupata per l’immediato futuro, i cui problemi non si risolverebbero con progetti di lungo temine. Il sindaco ha esordito dicendo di «non voler fare campagna elettorale», ma ha a più riprese sottolineato che «tutte le responsabilità di questa situazione ricadono sulla Regione», dicendosi «pronto a una battaglia al fianco degli imprenditori». Ha poi detto di aver «ottenuto qualcosa», per esempio di «aver inserito il rilancio della gestione caratteristica laddove la prima versione del piano contemplava solo aspetti patrimoniali», pur ammettendo che «per raggiungere qualche risultato ci vorrà qualche anno» (proprio quel tempo che, vedremo più avanti, hanno contestato gli operatori). Poi il sindaco e Renzo Cardini (che con il suo gruppo tecnico ha elaborato il piano consegnato all’amministrazione) hanno illustrato i principali punti del progetto, che prevede la creazione di quattro pilastri: un polo curativo e monumentale (Tettuccio e Regina, che resterebbero in mano pubblica); un polo sanitario, del benessere e ludico (con lo spostamento dei trattamenti dall’Excelsior alle Redi e con la privatizzazione di Leopoldine e Panteraie); un polo ambientale (con il parco della Torretta da integrare a Tamerici e pineta); un polo museale (alla Palazzina Regia). E sulle modalità operative del progetto ha parlato Raffaele Lenzi, anch’egli facente parte del gruppo di lavoro. «Si tratterebbe – ha detto il notaio – di una scissione societaria tra parte immobiliare (con l’acquisto del Tettuccio da parte della Regione) e una nuova società di gestione, svuotata dai debiti e da finanziare con l’obiettivo di fare investimenti. In affiancamento ci sarebbe una fondazione di partecipazione, con il ruolo di collettore di risorse finalizzate alla ristrutturazione dei beni. Infine, alla Montecatini Parcheggi sarebbero affidati alcuni servizi relativi al parco della Torretta e alle Tamerici, mentre Salute, Excelsior e Lepoldine verrebbero affidati a investitori privati».

Un impianto generale che, secondo Lenzi, «vedrebbe per la prima volta la città occuparsi in prima persona delle sue terme, senza attendere sempre che siano gli altri a risolvere i problemi».

Ma, come detto, dagli imprenditori la risposta non è stata entusiasta. Già prima di cominciare se ne erano andati Stefano Pucci e Cesare Guelfi, ma poi durante l’incontro una mezza bocciatura è arrivata da Andrea Bonvicini («È uno schema su carta, probabilmente non accadrà niente per i prossimi due anni: cosa ha da mettere di concreto sul tavolo il Comune? Abbiamo bisogno di investimenti sul wellness, altro che Torretta»), Eugenio Pancioli ( «L’unica nostra speranza è portare a termine le Leopoldine, il resto sono chiacchere»), Franco Cecchi («Quando questo piano sarà attuato, saremo tutti già morti di fame, noi vogliamo sapere cosa fare domattina, non tra qualche anno»). —

David Meccoli

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