Gioco
La gente di Larciano non dimentica Giovanni La sindaca: «Senza di lui un mondo più brutto»
Cerimonia per ricordare il presidente dell’Avis morto a 40 anni nel marzo scorso appena due mesi dopo essersi sposato
il ricordo
martina trivigno
Giovanni Santoro è stato un punto di riferimento per la comunità di Larciano. Che, lunedì scorso, ha voluto ricordare il presidente della locale sezione Avis, scomparso a soli 40 anni, il 14 marzo scorso. Santoro aveva coronato da poco (due mesi) il suo sogno d’amore, sposando la sua amata Silvia Alderighi, quando la malattia lo aveva portato via, sottraendolo all’affetto di familiari e amici. In pieno lockdown, quando il coronavirus stava imperversando. Non era stato possibile, allora, neppure celebrare le esequie, se non in una forma molto privata. Anche se in molti avevano voluto manifestare il loro dolore e le sirene delle ambulanze avevano suonato per lui, per le strade di Lamporecchio e Larciano, come ultimo, triste, saluto. Ma, lunedì pomeriggio, nella chiesa di San Rocco, c’erano tutti. Distanti, nel rispetto delle disposizioni anticontagio, ma con il cuore vicino al ricordo del giovane uomo, volontario stimato e benvoluto da tutti. Il dolore ancora vivo e l’affetto di tanti hanno ceduto il passo alla commozione. Dal pulpito, lo hanno ricordato i volontari dell’Avis di Larciano di cui Santoro è stato presidente. E anche la sindaca Lisa Amidei. «Ho pensato per tanti giorni quali fossero le parole giuste da dire, ma stranamente non mi venivano – ha detto – Dal 14 marzo, il mondo è più brutto perché Giovanni ha lasciato un vuoto incolmabile. Tutti noi custodiremo sempre i ricordi di una partita, una corsa con l’ambulanza, una chiacchierata, una discussione fatta con lui. In genere, siamo soliti dire che delle persone che non ci sono più ricordiamo solo i pregi, ma per Giovanni non può essere così, per la persona meravigliosa che è stata».
«L’ho conosciuto da ragazzino, quando è arrivato in Vespa alla sede dell’associazione – ha proseguito Amidei – Prima come volontario del Soccorso pubblico di Larciano, poi da dipendente, ha sempre svolto il suo lavoro come una missione. Fino a quando questa maledetta malattia non glielo ha impedito. E il suo rammarico più grosso, quando mi chiamò per annunciarmi il suo secondo intervento, fu quello di non poter essere d’aiuto ai suoi colleghi perché non ce l’avrebbe fatta a sollevare la barella e a guidare: questo era Giovanni».
«Porterò sempre con me le sue risate, i suoi discorsi e i suoi silenzi, che spesso hanno detto più di tante parole - ha concluso la sindaca – Lo ringrazio per la lezione che mi ha dato: la forza che ha avuto e la dignità con la quale ha affrontato la malattia grazie anche all’affetto della sua famiglia e del suo immenso amore, Silvia. Il 12 gennaio ci ha regalato una giornata meravigliosa, mentre tutti gli invitati portavano la malinconia nel cuore, negli occhi di Giovanni e Silvia si intravedevano solo l’amore e la felicità per quel giorno. Lo ringrazio per avermi fatto l’immenso onore di essere sua testimone e di aver infilato l’anello al dito di Silvia, perché lui non poteva. Ora ho acquistato una nuova amica e di lui non mi scorderò mai». Parte un applauso, mentre le lacrime scendono sui volti. –
(fotoservizio Nucci)
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