Gioco
Nel nuovo libro di Sgarbi la decorazione di Chini custodita alle Tamerici
MONTECATINI
Vittorio Sgarbi non dimentica Montecatini nel suo ultimo libro. Nella sua visita in città di settembre scorso per partecipare alla rassegna culturale “Acqua in bocca (ma non troppo)” si era trattenuto in una visita accurata degli stabilimenti termali. E proprio alle Terme Tamerici il critico d'arte è rimasto colpito dalla “Decorazione in maiolica con putti e vasca” di Galileo Chini.
Dopo essersi soffermato a lungo davanti quest’opera ha deciso di inserirlo insieme ad altre opere d'arte nel volume '”al mito alla favola bella. Da Canaletto a Boldini. Il Tesoro d'Italia V,edizioni di Teseo, collana i Fari.
La fotografia è a pagina 504. Vittorio Sgarbi così racconta il suo Galileo Chini. “In Francia lo chiamavano Art Nouveau, come nell'insegna del negozio parigino di Samuel Bing, aperto nel 1895, primo motore del nuovo gusto nella Ville Lumière. In Gran Bretagna, dove l'Art Nouveau aveva già avuto un precedente importante, era detto Modern Style, in Germania Jugendstil, in Spagna Art Joven, sottolineandone la matrice giovanile, in Austria dove assume più che altrove un carattere di movimento, Sezessionstil. In Italia viene chiamato stile floreale e poi Liberty, dal nome di un negozio londinese.
“L'Art Nouveau - spiega il critico - diffonde un nuovo concetto del bello, giovanile, antiaccademico, ornamentale, sensuale ed edonista, ispirato ad un'idea vitalistica della natura da cui viene fatto derivare un repertorio infinito di motivi figurati e stilizzati, asimmetrici e curvilinei”.
“Si tratta di uno stile globale - conclude Sgarbi - che non riguarda più solo le arti belle (pittura, scultura, architettura) ed investe ogni aspetto della quotidianità dell'uomo moderno,annullando il complesso d'inferiorità delle arti applicate ancora definite minori come la grafica, arredamento, abbigliamento, metallurgia, illuminazione, vetreria, oreficeria, ceramica, ebanisteria ed arazzeria”.
Nasce così l'artigianato di qualità che conosce in questo periodo una stagione straordinaria prima che sia l'industria ad ereditarne definitivamente il ruolo, adottando il tipo di progettualità che in seguito sarebbe stata chiamata design. —
Simona Peselli
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