Sicurezza
Addio a Mellini, “ambasciatore” in Inghilterra
Nato a Pescia, ristoratore in diverse città britanniche, era sempre pronto a dare una mano ai giovani che oltrepassavano la Manica
Pescia. Ha suscitato forte emozione in ambito turistico alberghiero la scomparsa di Valerio Mellini, autentico punto di riferimento oltremanica per tanti giovani valdinievolini andati a cercare fortuna nel Regno Unito.
Classe 1940, pesciatino d’origine, ha frequentato l’Alberghiero Martini di Montecatini più o meno ai tempi del compianto amico Nerio Natalini , allora scolaro poi divenuto insegnante apprezzato e pietra miliare di tale istituto. Valerio, gran lavoratore, invece si spostò poco più che ventenne in Inghilterra, e nella seconda metà degli anni ’60 fece tappa prima a Little Gaddenen e successivamente a York, in qualità di manager nelle strutture del prestigioso gruppo Forte.
Figura imponente ed assai preparata seppe conquistarsi sul campo, cosa non facile, la stima ed il rispetto della fredda, esigente, a volte prevenuta e parecchio diffidente clientela britannica. Intorno al 1980 si spostò a Stratford Upon Avon, per prendere la conduzione de Box Tree, rinomato ristorante del teatro nella città natale di William Shakespeare, nonché meta abituale della famiglia reale. Fu la scommessa vincennte.
Fra i tanti “emigranti” nostrani che sono passati da lui ricordiamo lo chef Stefano Chiarugi poi affermatosi alla corte di Sirio Maccioni, Franco Girasoli ora manager nel gruppo Forte in Italia e prima general manager Villa San Michele a Firenze, Felice e Fiorinda Tocchini proprietari di Fusion Brasserie a Worcester, Gianluca Innocenti vice direttore del pentastellato Hotel Neptun a Rostock, Cristiano Cortopassi, maitre alla Buca di S. Antonio a Lucca e Valentina Ciulli, da anni sapiente chef di pasticcera della Cascina a Montecatini.
Il buon Nerio alzava il telefono e Valerio, da uomo venuto dalla gavetta, non diceva di no a nessuno, sapendo come può essere duro il pane per chi sta all’estero. Negli anni Novanta rilevò anche lo splendido Seymour House, a Chipping Campden per poi ritirarsi a vita privata una quindicina di anni fa per i tanti acciacchi, sempre comunque pronto a dare una mano a chi aveva bisogno. La morte lo ha colto alla soglie delle ottanta primavere, non troppo a sorpresa.
Gli sopravvivono i suoi insegnamenti, l’affabile modo di fare mai servile e l’estrema serenità con cui ha affrontato l’intera esistenza terrena. —
Roberto Grazzini .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
