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“Crème brûlée” maison a ripercorrere il mito

R.G.

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Sotto la regia scattante e silenziosa del maître Mauro Viglietti e degli chef de rang Giovanni e Luciano, con mascherina e divisa d'ordinanza, spazio all’ouverture classica fra prosecco, vino bianco, apettizer e mise en bouche, tanto per rompere il ghiaccio conversando amabilmente nel foyer dell'imponente bancone del bar Liberty. Poi tutti a tavola. Posti distanziati e servizio rigorosamente “a la cloche”. Per antipasto una “Insalata d’Astice Le Cirque” a tenere bene a mente un “must” colladuato. Quindi a seguire gli gnocchetti “Aurora Polare” ai funghi porcini e polvere di speck, binomio azzeccato e non troppo azzardato quale preludio al piatto forte, il “main dish”, rappresentato dalla paupiette di branzino in crosta di patate, su porri stufati e salsa di vino rosso Rocca di Frassinella. A degna chiusura la “Crème Brûlée de la Maison”, cavallo di battaglia Maccioni.

Sapori indigeni e transalpini nella giusta atmosfera e nel contesto adeguato. Del resto lo chef Alvaro Bartoli, altra pietra miliare della Pace, è una garanzia nel dirigere la brigata di cucina e l’applauso finale è del tutto meritato. In disparte, a seguire attenti l’andamento della serata, Alessandra Ronchetti, responsabile del marketing e il capo ricevimento Sergio Luporini, che ha da poco festeggiato i 41 anni di servizio e che pur infortunato con una spalla lussata non ha voluto mancare all’atteso happening. —

R.G.

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