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Carcasse d’auto bloccate da anni: interviene “Striscia”

David Meccoli
Carcasse d’auto bloccate da anni: interviene “Striscia”

L’inviata del Tg satirico chiamata a Bizzarrino dall’imprenditore Salvatore Calzone: «Dal 2012 non posso prendere possesso  della mia proprietà»

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MONSUMMANO

Da 8 anni non riesce a utilizzare un terreno con capannone (l’ex autofficina di via Rubattorno a Bizzarrino), nel quale sono ancora stipate una sessantina di auto in (lunga) attesa di rottamazione, e dove nel frattempo si sono verificati gravi fatti di cronaca: dalla morte dell’ex proprietario per un incidente a un incendio che non si è mai capito se doloso o accidentale. E alla fine, ieri mattina, a occuparsi di questa storia infinita, è arrivata anche “Striscia la notizia”.

La vicenda, tipicamente italiana, vede protagonisti Salvatore Calzone (titolare di una piccola impresa di trivellazioni con sede in città), l’Agenzia delle entrate e il Tribunale di Pistoia.

Calzone ha acquistato a un’asta giudiziaria l’area nel 2012 per circa 20mila euro, in precedenza gestita da Pietro Tafuri come officina e deposito auto. Ma è riuscito a entrarne in possesso solo tre anni dopo. «Nessuno – racconta Calzone – mi ha mai spiegato con esattezza il motivo e, a dire il vero, io non me ne sono mai occupato troppo, visto che non avevo ancora deciso cosa farne».

Nel frattempo, il 23 agosto 2013, Tafuri muore tragicamente a causa di un incidente sul lavoro (il pianale del carroattrezzi che stava riparando lo schiacciò a terra). Ma si deve arrivare, come detto, al 2015 per l’assegnazione del lotto, con il quale Calzone si ritrova sul “groppone” anche 60 rottami d’auto, distribuiti su una superficie di 1.700 mq. E scopre anche che questi mezzi sono tutti sottoposti a fermo amministrativo. Neanche il tempo di capire cosa stava succedendo e il 21 febbraio divampa un incendio, che distrugge 18 carcasse d’auto, accatastate lì da anni. Tutto il parco auto viene così posto sotto sequestro per qualche mese.

«Terminato quel periodo – racconta ancora Calzone – il tribunale mi comunica che avrei dovuto tenere in custodia i mezzi per tre mesi, senza specificare cosa sarebbe successo dopo».

E quel “dopo” si protrae per altri 5 anni. «L’ufficiale giudiziario – dice l’imprenditore – non mi ha detto come smaltire quelle auto, che ho poi scoperto essere sottoposte a fermo amministrativo». Un fermo che si può sbloccare solo con il versamento di qualche decina di migliaia di euro all’Agenzia delle entrate.

«Sono 8 anni che ho comprato un bene e ancora non lo posso utilizzare – dice Calzone – e dovrei anche pagare debiti non miei?». Calzone si è anche rivolto in Comune, ma essendo un’area privata non può intervenire (ed è più o meno quello che il sindaco Simona De Caro ha ribadito all’inviata di Striscia).

Due allora le vie d’uscita: «L’Agenzia delle entrate si riprenda le sue auto e le porti in un altro deposito. Oppure il Tribunale ne autorizzi la demolizione: in parte i costi posso accollarmeli io. Ma fatemi entrare nella mia proprietà», conclude Calzone. —

David Meccoli

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