Attenzione
Nessun video osé nel telefono della studentessa
Restituiti ai familiari il computer e lo smartphone della ragazza che a settembre si gettò dal quarto piano di un palazzo
MONSUMMANO
Alla famiglia sono stati restituiti il computer e il telefono: al loro interno non è stato trovato alcun messaggio, né tanto meno alcuna traccia di foto o video osé. È stata chiusa l'inchiesta per istigazione al suicidio aperta circa nove mesi fa dalla Procura di Pistoia per far luce sulle cause per cui il 20 settembre dello scorso anno una ventenne studentessa universitaria si gettò dal quarto piano del palazzo dove viveva con la sua famiglia. Un gesto estremo, disperato, su cui – avevano detto i familiari e gli amici a gran voce – aleggiava l'ombra del bullismo.
«La procura – precisa la famiglia della giovane che si è rivolta al “Tirreno” – ha spiegato che nostra figlia era caduta in una forte depressione legata con ogni probabilità all'esclusione sociale e alla discriminazione, già subite, tra l'altro, quando frequentava il liceo. Tutta questa sofferenza le è rimasta dentro e si è pure accentuata quando è approdata nella Capitale per frequentare una prestigiosa università, alla quale aveva avuto accesso per merito. Superando il test d'ingresso».
«Ma lì – prosegue la famiglia della giovane – nostra figlia ha incontrato un ambiente ostile, più forte di lei e del suo animo sensibile. A cui si aggiunge, poi, il sistema per sostenere gli esami, molto diverso da quello del pubblico. Il primo anno ce l'ha fatta a restare in pari, anche se è stato difficile per lei. Ma per il secondo anno avrebbe dovuto superare tutti gli esami, in un lasso di tempo compreso tra novembre e giugno, per non perdere il diritto al pagamento della retta universitaria e, al tempo stesso, della borsa di studio alla quale aveva diritto. E lei, nostra figlia, non ce l'ha fatta. Ha perso la borsa di studio e, all'improvviso, è caduta in una profonda crisi depressiva perché lei era molto determinata e ci teneva a raggiungere i suoi obiettivi. Era intelligente, parlava cinque lingue, aveva conseguito la maturità con il brillante voto di 90 su cento. Aveva superato, inoltre, il test alla facoltà di medicina a Milano Bicocca, anche se poi aveva scelto di andare a Roma. Una giovane brillante con davanti un futuro professionale radioso».
E la famiglia, ora, sta combattendo con il dolore più grande di tutti: quello che annienta, sfianca e fa male. Troppo. «Vogliamo ringraziare – conclude – tutti coloro che sono rimasti vicino a noi e hanno deciso di condividere il nostro dolore con noi. Vogliamo specificare, inoltre, che le spese per il viaggio e i funerali di nostra figlia sono stati sostenuti da noi e non abbiamo avuto nessun aiuto dall'ambasciata, né dai servizi sociali del Comune, né dalla Pubblica assistenza monsummanese. Abbiamo sentito, in ogni caso, l'affetto e il calore di tante persone che non ci hanno mai abbandonato e hanno voluto restarci vicino in quei terribili momenti».
Il dolore, in ogni caso, non li abbandonerà mai e il ricordo della ventenne studentessa universitaria continuerà a vivere nelle menti di tutti quelli che hanno avuto modo di conoscerla e apprezzarla. —
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