Il Tirreno

Montecatini

la partita contro il covid-19 

Mister Andrea Petroni è uscito dall’incubo dopo nove tamponi

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PONTE BUGGIANESE

«È stata dura ma sono un uomo felice fortunato». La partita di Andrea Petroni, classe 1965, ex attaccante di Lucchese, Pro Vercelli, Reggiana e Pontedera, attualmente tecnico del Ponte Buggianese, contro il Covid 19, avversario sfuggevole e maligno, è andata ben oltre ben oltre i tempi supplementari. Ci sono voluti ben 75 giorni e 9 tamponi, di cui gli ultimi due, grazie al cielo, negativi, per mettere al tappeto il virus al termine di una estenuante battaglia.

L’odissea del paziente Petroni inizia dopo una cena in un ristorante della Piana lucchese a fine febbraio dove una decina di commensali rimasero contagiati. «Trascorsi un paio di giorni da quel ritrovo – ricorda il diretto interessato – è cominciato il mal di testa accompagnato da un forte stanchezza. Gli incaricati dell’Asl sono venuti a farmi il tampone, poi risultato positivo, e mi sono messo in quarantena il primo marzo. Da allora con mia moglie e una figlia (altre due figlie, una delle quali medico, vivono altrove) abbiamo vissuto da separati sotto lo stesso tetto. Non è stata una cosa semplice, col pensiero fisso che anche loro si potessero ammalare. Così non è accaduto. Però se penso ai drammi che tante famiglie stanno provando ancora adesso, posso tirare un bel sospiro di sollievo. Anche per quanto riguarda il decorso della malattia, la temperatura è sempre rimasta bassa, e piano piano i sintomi se ne sono andati. Purtroppo però questo benedetto tampone continuava ad essere positivo. Come se non bastasse a fine aprile, di nuovo la febbre è tornata mentre il morale è andato a terra. Ho fatto altre analisi e prove sotto sforzo ma i polmoni erano a posto. Era di fatto una banale influenza. Il tampone successivo però era sempre positivo. Non potevo cedere. Ho pensato allora che avrei solo dovuto tenere palla, far passare il tempo perché alla fine il cronometro mi avrebbe dato ragione. Eppoi avevo il vantaggio di giocare in casa».

Così è stato. La partita è vinta. Sul serio. —

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