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Società e albergatori condannati a pagare per la tassa di soggiorno non versata

m.d.

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MONTECATINI

La giustizia non si arresta neppure al tempo del coronavirus. La legge va applicata anche in piena emergenza sanitaria ed economica e anche se si tratta di una legge che le associazioni di categoria ritengono iniqua e troppo afflittiva. Tant’è che da tempo ne chiedono la modifica, perché, per chi la infrange, prevede una triplice batosta: la sanzione da parte del Comune, la condanna a rinfondere il danno erariale da parte della Corte dei conti e, soprattutto, la condanna penale per il reato di peculato, che prevede pene pesantissime: dai 4 ai 10 anni e mezzo. Il tutto per non aver versato nelle casse comunali – o averlo fatto in ritardo – la tassa di soggiorno riscossa dai clienti. Insomma, una mazzata per gli albergatori, tanto più in questi mesi in cui il turismo è congelato a causa della pandemia.

Questa volta, dopo decine di loro colleghi montecatinesi già multati e condannati, a finire nelle maglie della contestata normativa sono state le due società e i vari amministratori gestori che da gennaio a dicembre 2016 hanno gestito, senza versare al Comune la tassa di soggiorno, l’attività delle strutture ricettive Hotel Villa Maria e Villa Maria Affittacamere di viale Maona.

La Corte dei conti regionale, al termine dell’istruttoria avviata dopo la segnalazione da parte del Comune termale, li ha condannato a pagare complessivamente 11.574 euro.

La controversa vicenda della tassa di soggiorno a Montecatini è nata nel 2011, quando il Comune introdusse per i turisti l’obbligo di pagarla, delegando ai gestori delle strutture ricettive di incassarla per suo conto. Di fronte agli inadempimenti da parte di alcuni albergatori, era stato lo stesso Comune a segnalare all’autorità giudiziaria i mancati incassi. Un atto dovuto visto che i responsabili dei competenti uffici comunali sono pubblici ufficiali e quindi obbligati a denunciare ipotetici reati. Così come, d’altra parte, sono considerati pubblici ufficiali gli albergatori incaricati della riscossione di denaro pubblico, e per tale ragione passibili dell’accusa di peculato qualora si approprino di denaro della pubblica amministrazione. Qual è quello ricevuto dai turisti come tassa di soggiorno.

Nel caso specifico, i giudici spiegano che, dalla documentazione prodotta, emerge che nel periodo 1° gennaio-12 settembre 2016 le due strutture ricettive sono state gestite dalla “R.G. srl”, nella cui amministrazione Antonio Mallardo e Giuseppe Catania; mentre dal 13 settembre al 31 dicembre 2016 sono state gestite dalla “Farias srlcr”, amministrata da Raffaele Mallardo. Per il primo periodo, società e amministratori sono stati condannati a pagare complessivamente 7.796 euro, per il secondo la cifra che società e amministratore dovranno pagare è di 3.778 euro. —

m.d.

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