Gioco
«Per il governo i brigidinai non esistono intanto la merce in magazzino va a male»
Protesta a Lamporecchio dove i venditori dello storico dolce hanno consegnato le chiavi dei furgoni al sindaco Torrigiani
lamporecchio
Il brigidino, da sempre, fa parte della loro vita. E ora vogliono proteggerlo e valorizzarlo per salvare, di conseguenza, le loro aziende storiche. E per farlo – lo dicono chiaramente – servono al più presto finanziamenti e pure riaperture (seppur con regole ben precise per evitare gli assembramenti) dei grandi eventi, loro linfa vitale.
I maestri brigidinai di Lamporecchio – il paese là dove tutto è cominciato – sono scesi in piazza, ieri mattina, e hanno consegnato le chiavi dei loro furgoni al sindaco Alessio Torrigiani.
Un grido di aiuto per chiedere al governo di essere ascoltati. Una manifestazione ordinata a cui hanno partecipato i rappresentanti delle cento famiglie che da generazioni, ormai, portano avanti la tradizione. Perché il brigidino, per loro, non è soltanto una cialda a base di uova, zucchero, farina e anice. No, è molto di più. Intorno al dolce tipico di Lamporecchio grava il peso di centinaia di persone che hanno portato nel mondo la tradizione.
«Siamo molto preoccupati – racconta Maria Cascio, la cui azienda è attiva dal 1991– Come tutti i colleghi portiamo in giro un prodotto culinario di altissimo livello. In gioco, adesso, c’è la sopravvivenza della categoria. Noi, d’altronde, viviamo di assembramenti. Noi siamo dove ci sono feste, giochi, attrazioni. A nostro modo contribuiamo a portare allegria alle fiere e se non ricominceranno a breve sarà la fine. E, con noi, sparirà anche il brigidino».
«È una situazione paradossale – aggiunge Concetta Sciaulino che, con il suo banco di brigidini, gira l’Italia da una quarantina d’anni – Chi di noi ha raggiunto l’età della pensione non ha diritto ai 600 euro... Peccato che l’intera pensione debba servire al pagamento dei bollettini Inps. Ormai siamo una categoria abbandonata a se stessa, senza tutele. Ma se siamo qui è perché non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci. Faremo sentire la nostra voce, con educazione e rispetto, come sempre abbiamo fatto in questi lunghi anni di lavoro». Anche Meri Pasquinucci chiede, insieme ai colleghi, di essere ascoltata. «Il Governo non ci ha considerati, come se non esistessimo – precisa la brigidinaia – Eppure abbiamo già anticipato il pagamento dei suoli pubblici per il 2020 e nei nostri magazzini le materie prime stanno andando a male. È un dramma». Infine, Elisabetta Benvenuti. «La mia attività è stata fondata dalla nonna di mio padre – conclude – Lei è ancora viva e mi racconta, ogni giorno, che non aveva mai visto una crisi così grande, neppure durante la guerra. Il Governo ci dia aiuti concreti: non tanto soldi quanto una sgravio delle tasse. Perché le nostre entrate sono pari a zero e, con ogni probabilità, sarà così ancora a lungo». –
martina trivigno
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