Italia
Processo via Skype per Danny Scotto
Si svolgerà regolarmente lunedì 27 aprile l’udienza che vede il giovane imputato dell’omicidio di Giuseppe Marchesano
CHIESINA UZZANESE. Poteva chiedere un rinvio. Un differimento giustificato dalle norme sul contenimento dell’emergenza sanitaria che tendono a ridurre gli incontri di più persone. Non lo ha fatto. Danny Scotto lunedì 27 aprile affronterà il processo per l’omicidio dell’amico Giuseppe Marchesano avvenuto il 9 novembre 2018 a Casteldelbosco. Un reato da ergastolo dal quale l’imputato si difenderà in collegamento via Skype dal carcere. Il gup Giuseppe Laghezza ha revocato la traduzione in Tribunale del detenuto che seguirà il suo processo in remoto.
Al primo piano sarà allestito l’aula con i giusti spazi per il pm Sisto Restuccia, il difensore, l’avvocato Barbara Luceri e i legali delle parti civili, Ivo Gronchi per il padre di Marchesano e Gabrio Bagnoli per la mamma e la sorella. Distanze garantite ben oltre il metro e ottanta di cui si parla da giorni.
Scotto, 27 anni, di Chiesina Uzzanese, è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà per la morte dell’ex compagno di scuola, Giuseppe Marchesano.
Lunedì ci sarà la discussione tra le parti, dal pm ai legali delle famiglie e, per finire, alla difesa. Un giudizio su cui peseranno le perizie psichiatriche che gli esperti hanno scritto dopo aver incontrato più volte l’imputato in carcere.
Per lo psichiatra Alberto Petracca, nominato dal gup, Scotto è affetto da un disturbo schizotipico della personalità che il giorno del delitto deflagrò in uno stato di delirio rendendolo incapace di intendere e volere. Il movente viene fatto risalire a uno stato paranoide dell’imputato che soffriva il fatto di non essere mai stato accettato fin dai tempi della scuola dai suoi amici. Per la consulente del pm, la psichiatra Antonella Armani, esiste un quadro di personalità disturbata, ma la patologia di Scotto non inciderebbe sulla sua imputabilità. Secondo gli avvocati delle parti civili l’imputato avrebbe dimostrato una evidente lucidità non solo al momento di premere il grilletto della sua Magnum contro Marchesano. Ma avrebbe confermato di essere nel pieno delle sue facoltà mentali quando raccolse i bossoli per poi nasconderli il giorno dopo al poligono dove era andato a esercitarsi. Un gesto che per parti civili e accusa evidenzia una capacità non solo di capire cosa era accaduto, ma anche di cancellare le prove del reato.
Che l’autore del delitto sia Scotto è un dato acquisito.
Meno scontata la sua condizione mentale al momento del fatto. È un elemento dirimente sul giudizio. Un vizio totale di mente aprirebbe la strada a un’assoluzione, così come un vizio parziale ridurrebbe la portata della pena. Al contrario non riconoscere alcuna incapacità psichiatrica di Scotto darebbe una base giuridica all’ipotesi di un verdetto all’ergastolo. Che l’imputato ascolterebbe via Skype. —
pietro barghigiani
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
