Gioco
«Ristoratore di successo e fiero delle sue origini: lo abbiamo venerato e resterà un esempio»
Il pluristellato chef Enrico Bartolini conobbe Sirio Maccioni 12 anni fa all’Accademia di cucina di New York: ecco il racconto di quell’incontro
il ricordo
martina trivigno
La prima volta che sentì pronunciare quel nome era soltanto un ragazzino. All’epoca, lo chef più stellato d’Italia, Enrico Bartolini, era uno studente dell’Istituto alberghiero “Ferdinando Martini” di Montecatini.
Ma capì subito che quel nome – Sirio Maccioni – evocava un personaggio di spicco nel panorama internazionale. Parlavano di lui con rispetto ma, al tempo stesso, con familiarità, come fosse uno di loro. E, in effetti, lo era. Perché, ancor prima di essere un maestro di eleganza, Maccioni era un montecatinese.
Le strade di chef Bartolini e Sirio Maccioni si sono incrociate una dozzina d’anni fa, a New York. Quando il promettente cuoco, che nel suo palmarès oggi conta otto stelle Michelin, si trovava all’Accademia di cucina.
«Ricordo ancora quel giorno – racconta Bartolini che risponde al “Tirreno” dalla sua casa di Milano – Mi avvicinai al tavolo e presentai il piatto che avevo preparato. Sirio, allora, mi chiese da dove arrivassi, anch’io italiano nella Grande Mela. Dissi che ero originario di Pistoia, tanto per generalizzare. Pensavo che se avessi detto Castelmartini, a Larciano, nessuno avrebbe capito. Fu lì che Sirio mi impartì una grande lezione: nella comunicazione bisogna essere precisi, sempre. E da lì in poi sono diventato puntiglioso nel parlare del luogo che mi ha dato i natali, Castelmartini, e del posto in cui ho studiato, Montecatini. Di questo aneddoto abbiamo parlato, più di una volta, con il figlio di Sirio, Mauro, con cui condivido una bella amicizia».
La notizia della morte di Sirio Maccioni ha toccato, nel profondo, anche il pluristellato chef Enrico Bartolini.
«Quando ho cominciato a fare questo mestiere – ricorda – Maccioni era uno di quei personaggi che si veneravano. Eppure, quando ho conosciuto la sua famiglia, sono rimasto sorpreso da alcuni aspetti. Uno su tutti: il figlio Mauro ha conservato il suo accento montecatinese, nonostante abbia vissuto pochissimo nella città termale. Questo mi fece comprendere quanto, al di là del successo, fosse grande il legame, l’attaccamento di Sirio, e più in generale della famiglia, alla terra d’origine».
«Maccioni è stato un italiano di successo in un momento in cui, anche nella cucina americana, c’era bisogno del nostro savoir-faire – conclude chef Bartolini – È stato un luminare e ha lasciato, a noi che siamo venuti dopo di lui, la ricchezza e la traccia dei suoi insegnamenti, un lungo elenco di esperienze di cui fare tesoro e che porteremo con noi, per sempre. Sirio Maccioni ha portato la vera innovazione nel mondo della cucina e ha cambiato il modo di pensarla. Alla sua età, vorrei poter avere l’orgoglio di aver seminato tanto quanto lui. Perché persone come Sirio hanno fatto la storia e continueranno a farla, ancora. Il suo ricordo sarà un esempio. Per sempre». –
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