Il Tirreno

Montecatini

Addio a Raffa Romano: una vita sul parquet a ricamare traiettorie con la palla a spicchi

Lorenzo mei
Addio a Raffa Romano: una vita sul parquet a ricamare traiettorie con la palla a spicchi

Ricoverato per Covid-19 a Pistoia, dopo alcuni giorni era migliorato. La mattina di Pasqua l’improvviso tracollo per ulteriori complicazioni

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MONTECATINI. Chiunque abbia tenuto in mano un pallone da pallacanestro a Montecatini negli ultimi quarant’anni ha conosciuto Raffaele Romano, e gli ha voluto bene. La mattina di Pasqua, quando ha cominciato a circolare la notizia della sua morte a 61 anni, dopo un ricovero per Covid durato tre settimane, una moltitudine di persone se l’è visto comparire davanti, dai ricordi. Con la canottiera della Panapesca, quella di lana ruvida che grattava la pelle, poi con la divisa del Viareggio, del Massa e Cozzile, del Chiesina, del Montecatini Basket, e infine con le tute e le felpe che “Raffa”, come tutti lo chiamavano, indossava sempre. Con impressi i marchi e gli stemmi che negli anni si erano avvicendati. Uniformi da coach, che lo raccontavano al primo colpo d’occhio.

Non esiste, almeno dalla metà degli anni Settanta, nemmeno l’idea di una pallacanestro montecatinese senza Raffaele Romano. Era un pezzo di quel mondo come le panchine di legno dipinto, una rossa e una blu, del palazzetto “nuovo” di viale Leonardo Da Vinci, o come il campo all’aperto lì dietro, tra le palestre e la ferrovia, o come la cesta dei palloni.

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“Raffa” era qualcosa del genere, che nei ricordi c’è sempre stato e che non avresti mai immaginato di dover salutare. Fin da domenica è stato emozionante, affacciandosi alla finestra dei social, uno dei pochi modi per condividere i momenti di lutto in queste settimane di separazione, capire con quante storie della pallacanestro cittadina abbia incrociato la traiettoria. Storie con la esse minuscola, una serie infinita di aneddoti, ma non solo, perché tutti quelli che postavano un ricordo lo facevano coincidere con il tratto della Storia del basket, con la esse maiuscola, che loro stessi avevano percorso.

Pensieri che arrivavano da generazioni diverse: genitori di bambini che allenava oggi nel minibasket, e che a loro volta lo avevano avuto come allenatore, prima ancora di conoscere la prima fidanzata. Ventenni, trentenni, cinquantenni: ognuno di loro ha vissuto per qualche tempo in stretto contatto con una palla a spicchi. “Raffa” invece l’ha tenuta sempre in mano, ininterrottamente, per tutti questi anni. Prima come giocatore, con un tiro da fuori esteticamente perfetto, che faceva sembrare così facile buttarla nel canestro, poi dando il via a quella che sarebbe stata ben più di una delle tante passioni della sua vita: insegnare a giocare ai bambini. Lo ha fatto riscuotendo gli elogi di tutti i grandi professionisti che sono passati da qui per guidare la prima squadra e che poi sono rimasti in contatto con lui, collaborandoci nei molti camp estivi che ha organizzato o a cui ha partecipato.

Le doti di Raffaele Romano come istruttore erano una preparazione impeccabile sui fondamentali (era bello anche solo vederlo palleggiare) e una predisposizione innata per l’insegnamento, ma soprattutto la capacità di stringere con i ragazzi un rapporto particolare, che faceva di lui molto di più di un allenatore: in molti in queste ore lo hanno descritto come un secondo babbo. In tutto metteva le doti che chiunque gli riconosceva: la bontà, la generosità, la simpatia, anche quando faceva il burbero. Amava la sua città, come testimoniano le foto che lo vedono coinvolto nelle iniziative degli #AngeliMct, con il rastrello in mano per spazzare le foglie o vestito da Babbo Natale. Per molto tempo era stato nello staff tecnico della prima squadra, anche in serie A, ma il suo amore era il minibasket, il primo approccio dei bambini con un pallone da lanciare verso un canestro. La vera poesia del gioco. Da responsabile tecnico del Mini Basket Montecatini era anche un animatore instancabile, un motore di idee a pieni giri, l’anima del movimento di base, e per la Federazione era referente degli allenatori toscani in provincia di Pistoia e coordinatore degli eventi Fip in Valdinievole.

Le migliaia di contatti che aveva avuto nel lavoro e nello sport gli avevano regalato un numero enorme di amici, con cui condividere passioni come il golf, il mare, la pesca, lo sci. Ma anche le occasioni di convivialità, la voglia di fare festa: nel 2014 aveva rintracciato i partecipanti a una settimana bianca dei tempi delle medie e organizzato una cena con 70 persone. Vedere la parata di foto che lo ritraggono in momenti gioiosi con tante persone diverse ha dato una misura dell’affetto nei suoi confronti, e quindi del dolore che la sua morte ha causato.

Raffaele Romano era stato ricoverato il 23 marzo a Pistoia, e quasi subito le sue condizioni si erano aggravate, costringendo i medici a trasferirlo in terapia intensiva. Dopo alcuni giorni però era iniziato un lento ma costante miglioramento, testimoniato dalla catena di messaggi che arrivavano sui telefoni degli amici. Proprio a ridosso della Pasqua era stato trasferito nel reparto di sub-intensiva, ma nelle ultime ore il quadro clinico si era complicato, con un versamento addominale e un’appendicite, non lasciandogli scampo. Verrà tumulato questa mattina nel cimitero di Montecatini, con le modalità di questa quarantena, che impediscono di tributargli il saluto che avrebbe meritato, e che gli verrà dato appena possibile. Intanto da ieri la società Montecatini Terme Basketball ha chiesto a chi lo ha amato di postare sulle sue pagine social un pensiero per costruire un primo memoriale spontaneo. –



 

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