Il Tirreno

Montecatini

Derubata della mascherina la nostra unica arma in trincea

Francesca Strufaldi

L’autore del gesto rende il mondo un posto peggiore, al tempo stesso vedo centinaia di altre persone che lo rendono ogni giorno migliore  

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la lettera

Stamani (ieri per chi legge, nda) due impiegati del Comune di Monsummano Terme hanno fatto il giro, porta a porta, per consegnare le mascherine ai residenti. In un momento così difficile, dove si ha paura di avere contatto con le persone, dove incontrare un individuo in più rispetto al previsto crea disagio, è stato bello, dopo il gesto totalmente gratuito della azienda Polli avvenuto due domeniche fa, vedere stamani altre due persone “in trincea” – perché sì, una volta che usciamo di casa e incontriamo persone, al giorno d’oggi siamo in trincea, per quanto lo sparo eventuale, chiamiamolo così il virus, sia invisibile e impercettibile – a fare il giro di tutte le case per lasciare le mascherine, la nostra unica arma, un’arma tanto rara quanto importante. Purtroppo della mia mascherina io sono stata derubata: non ho avuto la prontezza di scendere subito a prenderla, dopo aver ringraziato dalla finestra le due persone, e quando ho fatto per ritirarla dalla mia cassetta della posta, dopo tre ore, essa non c’era più. È un peccato vedere come nella Settimana Santa, settimana che si va a collocare in un momento così difficile per tutto il mondo, alcune persone abbiano ancora voglia di agire solo guidate dall’egoismo; non so chi abbia preso la mia mascherina, chiunque sia è una persona che così facendo ha deciso di privarmi dell’unica arma che ci è possibile avere, dell’unica arma che può aiutarci, appunto, quando scendiamo in trincea. Ma non importa: non ricorderò questo giovedì come il giorno in cui qualcuno mi ha derubata della mia mascherina, piuttosto lo ricorderò come il giorno in cui due persone hanno suonato al mio campanello, e come loro molte altre ad altri campanelli, per aiutarmi, per lasciarmi una mascherina, ricevendo in cambio solo un “grazie”, detto col cuore, ma solo un grazie – non c’è stipendio che tenga contro il rischio di contagio. Lo ricorderò come il giorno in cui la mia vicina di casa, Giorgia, ha deciso, avendo saputo l’accaduto, di cedermi una delle mascherine lasciate a lei e alla sua famiglia, perché anche io ne avessi almeno una. Lo ricorderò come il giorno in cui, nel pomeriggio, un altro impiegato del Comune, avendo saputo del furto subito, è venuto a portarmi a casa una nuova mascherina prima dell’ora di cena. Il mio grazie va a queste persone, che ci mettono il cuore. E il mio grazie va a loro e non solo: va a tutte le persone che continuano a lavorare, che continuano a incontrare quotidianamente persone, persone che sono esposte in continuazione al virus, che (credo più di chi sta in casa ed esce saltuariamente) vivono nell’angoscia del virus. Grazie agli infermieri, ai medici, a coloro che rischiano la vita per salvare quella di chi è già stato colpito. Per una persona che mi ha derubato e che contribuisce a rendere il mondo un posto peggiore, ne vedo centinaia che invece lo rendono ogni giorno un posto migliore, ogni giorno un posto per cui vale la pena lottare, e quindi, per chi ne ha il privilegio, un posto per cui #restareacasa.Grazie di cuore a voi, che continuate a vivere in trincea, per noi che stiamo a casa.

Francesca Strufaldi

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