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«Guarita dal Covid-19, ho avuto tanta paura ma sono stata fortunata»

Alessandra Tuci
«Guarita dal Covid-19, ho avuto tanta paura ma sono stata fortunata»

Sonia racconta come si è ammalata e i giorni del ricovero all’ospedale Ora è in quarantena con tutta la famiglia. «Sono preoccupata per mia figlia»

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LAMPORECCHIO

«Ho avuto tanta paura ma sono stata fortunata. Ce l’ho fatta». Sonia Bianchini, di Lamporecchio, è una delle tante persone che ha lottato contro il Covid-19 e che ne è uscita vincente. Un nemico subdolo e incontrollato contro il quale purtroppo siano costretti a fare i conti ogni giorno. Perché anche se siamo sani magari potremmo ammalarci domani, o fare ammalare le persone che sono con noi. Sonia oggi è uscita vincitrice da quella battaglia, fortunatamente per lei non troppo lunga, ma ora tutta la famiglia è in quarantena.

«È terribile questo virus perché non sai come comportarti, le notizie che hai sono quelle che hai sentito dire e hai tanta paura. Ora sono preoccupata per mia figlia, la più grande, le hanno fatto il tampone questa mattina (ieri per chi legge, nda)».

Sonia, 52 anni, ha iniziato a sentirsi male domenica 22 marzo. Febbre a 38 e solo un po’ di tosse, ma lei subito si insospettisce: il marito è rientrato in Italia dalla Francia solo pochi giorni prima.

«Lavora all’estero come cuoco, è rientrato a casa il 17 marzo, si trovava nell’Alta Savoia – racconta – lui e tutto il suo staff avevano avuto un po’ di influenza, ma niente di preoccupante. Oltretutto le notizie che circolavano erano rincuoranti, sembrava che nessuno lassù avesse contratto il virus. Cosa poi smentita dopo poco, quando è venuto fuori che anche in quella zona ci sono stati diversi casi. Il 21 marzo infatti veniamo a sapere che uno del suo staff era risultato positivo al coronavirus».

Al marito però, benché richiesto, non è mai stato effettuato il tampone. Sonia si insospettisce e capisce subito di avere contratto il Covid-19. «La febbre per fortuna non è mai stata troppo alta, così come la tosse – continua la donna – però avevo dolori atroci in tutto il corpo».

La domenica successiva, il 29 marzo, Sonia ha difficoltà a respirare e la saturazione è molto bassa. La donna peggiora e chiama il 118.

«Mi hanno portata subito in ospedale e il tampone è risultato positivo – racconta – mi hanno fatto anche un’ecografia e per fortuna i polmoni erano liberi. Mi hanno messo la mascherina con l’ossigeno che poi mi è stata tolta appena ho iniziato a stare meglio. Sono rimasta in ospedale per quattro notti».

La paura è tanta, ancora di più quando non si conosce il nemico contro il quale si è catapultati improvvisamente a combattere. «Mi hanno messo in una stanza chiusa insieme ad una donna anziana che soffriva di Alzheimer. Mi faceva tenerezza quella signora, chissà come sta – si chiede Sonia – gli infermieri entravano per portarci il cibo con tre strati di vestiti addosso, guanti e mascherine».

Ora Sonia è a casa, sta bene, ma è in pensiero per la figlia. «Vederla soffrire mi fa stare male, lei poi ha la febbre molto più alta di quella che avevo io e la tosse più forte – conclude – viviamo tutti e quattro divisi, ognuno nelle nostre camere, io e mia figlia grande su un piano della casa, mio marito con l’altra figlia su un altro piano. Spero davvero che tutto passi il più velocemente possibile». —

Alessandra Tuci

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