La protesta
Bloccato in Kenya da un mese «Se qui dilaga sarà terribile»
pescia
«Io non sono un virologo, ma spero che le temperature calde e l’età media della popolazione, che è più bassa della nostra, limitino la diffusione del coronavirus, perché se qui l’epidemia dovesse esplodere, non avrebbero i mezzi per contrastarla».
È questo il racconto di Roberto Di Spirito, 36enne originario di Pescia, bloccato in Africa da più di un mese. Roberto era partito il 26 febbraio scorso per trascorrere qualche giorno di ferie in Kenya. Sarebbe dovuto rientrare in Italia il 10 marzo, ma la compagnia aerea con la quale aveva prenotato gli spostamenti, così come molti altri vettori nel mondo, ha bloccato i voli a causa della pandemia. Prima a Mombasa, poi spostatosi a Malindi, Roberto, in attesa di poter tornare in Italia, sta vivendo l’emergenza coronavirus in un paese in terribile difficoltà.
« Al momento i casi qui sono circa un’ottantina e risulta una sola persona deceduta – racconta all’agenzia di informazione Agi Roberto – e, per quanto riguarda le misure restrittive, è stato imposto il coprifuoco, dalle 19 alle 5 del mattino. Quasi tutte le attività sono chiuse, tranne quelle che garantiscono generi alimentari. La polizia, all’inizio dell’emergenza, ha represso gli assembramenti a bastonate e con lacrimogeni».
Proprio un paio di giorni fa, il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta ha chiesto scusa in un intervento in televisione per la violenza e le dure tattiche usate dalla polizia la scorsa settimana per far rispettare il coprifuoco nazionale imposto per contrastare la diffusione nel paese del coronavirus.
«La popolazione sta vivendo molto male questo momento – ha aggiunto Roberto Di Spirito – la quarantena la sta mettendo in ginocchio, e, per quanto stiano cercando di affrontarla con i mezzi che hanno, non sanno realmente come gestirsi. In pochissimi hanno le mascherine e nessuno rispetta la distanza di un metro fra le persone. A Mombasa vivono in abitazioni in cui le persone si ammassano. Soprattutto – ha spiegato – qui, negli ospedali, non hanno le rianimazioni. Se i contagi aumentassero, non saprebbero come gestirli» .
Il 36enne pesciatino spera, ma non è sicuro, di riuscire a tornare in Italia il prossimo 10 aprile, grazie ad un biglietto che ha trovato online, dopo due voli cancellati e nessun riscontro da parte della compagnia aerea con cui aveva organizzato il proprio viaggio.
Adesso non gli resta che sperare.
«Sono andato in un’agenzia di viaggio qui in Kenya, mi hanno detto che, per l’intero mese di aprile, non ci sarebbero stati voli e che avrei dovuto aspettare il mese di maggio. Tuttavia il volo che ho trovato da solo e prenotato per il 10 aprile – ha concluso Roberto Di Spirito – ha già, purtroppo, subìto delle variazioni di orario». —
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