Sicurezza
Terme, l’ultima chiamata può slittare
Il termine del 31 marzo come spada di Damocle verso la liquidazione non è un termine perentorio, ma ordinatorio
MONTECATINI
Un termine “ordinatorio”, anziché “perentorio”, lascia un po’ di ossigeno alle Terme, consentendo all’azienda più importante del territorio di navigare (a vista) ancora per qualche mese, eliminando di fatto la scadenza del 31 marzo, finora intesa come la spada di Damocle che avrebbe portato dritti verso la liquidazione della società. Complice (purtroppo) anche la situazione di emergenza sanitaria in cui si è trovata a operare la Regione, si viene ora a sapere che quello di martedì non sarà “l’ultimo traguardo” delle Terme. Facendo ricorso a un linguaggio spesso utilizzato in ambito giuridico, quanto previsto dal Defr regionale sarebbe infatti un “termine ordinatorio”, per la cui inosservanza non sono previste sanzioni o effetti sfavorevoli (a differenza della perentorietà). E ad alleggerire ulteriormente la vicenda era già intervenuto un emendamento allo stesso Defr presentato dal consigliere regionale Marco Niccolai (Pd) che al “Piano di razionalizzazione delle società partecipate”, in riferimento alle Terme prevedeva la presentazione di un piano di ristrutturazione entro il 31 marzo e, in caso di mancata approvazione di questo, una delibera di giunta che dettasse gli indirizzi per lo scioglimento e la messa in liquidazione della società ma solo entro il 31 maggio.
Visti però – come detto – l’emergenza sanitaria in corso (che ha giustamente convogliato tutte le energie della Regione) e il termine ordinatorio, l’approvazione del piano potrà slittare ad aprile, per dare anche modo all’assemblea dei soci di tornare a riunirsi, analizzare il piano di risanamento e poi approvarlo, scongiurando così ipotesi peggiori come previste dalla scadenza del 31 maggio.
Il piano, come noto, è da tempo oggetto del lavoro della società Kon (che ha una sede anche a Firenze), advisor gradito dal gruppo di banche creditrici, che spingono affinché il piano di dismissione del patrimonio immobiliare sia quanto più sostanzioso possibile: non solo vecchi “ruderi”, quindi, ma vera “ciccia” che potrebbe prevedere, come ultima ratio, anche l’inserimento dello stabilimento Redi, uno dei pochi a generare reddito e per questo più facilmente appetibile sul mercato.
A occuparsi di questi passaggi, in veste di interfaccia tra Regione e amministratore unico Alessandro Michelotti, ci sarebbe anche Sandra Bianchi, amministratore unico di Arezzo Fiere e Congressi srl. Proprio quest’ultimo ruolo le avrebbe impedito legalmente di diventare la nuova amministratrice delle Terme e la Regione avrebbe per la terza volta negli ultimi 10 anni virato per un “piano B”, affiancando all’Au in carica un consulente di fiducia. Una strada già percorsa nel passato con Giancarlo Sassoli (all’epoca dell’Au Fabrizio Raffaelli) e con Arabella Ventura (insieme a Carlo Brogioni). —
David Meccoli
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