Il Tirreno

Montecatini

Lavoratori e sindacati contro la presidente dell'Rsa San Domenico

Maria Salerno
Una veduta della facciata dell'Rsa San Domenico a Pescia
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Una veduta della facciata dell'Rsa San Domenico a Pescia

Polemica con Ilaria Camarlinghi che aveva criticato i dipendenti rimasti a casa dopo i casi di positività riscontrati nella struttura 

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PESCIA. Nessuna fuga dei lavoratori dalla Rsa San Domenico». A dirlo i sindacati Uil Fpl Toscana e FP Cigl Pistoia, che intervengono in difesa dei lavoratori della struttura, che erano stati tacciati di “assenteismo” dalla presidente del Cda Ilaria Camarlinghi, per il fatto di essere rimasti a casa dopo i casi di positività riscontrati tra gli ospiti della casa di riposo.

«Non possiamo non giudicare irresponsabili le parole della presidente del Cda che ha accusato i lavoratori della struttura di fuggire di fronte all’emergenza Covid-19 – si legge in una nota della Uil Fpl - Ci preme invece sottolineare la lealtà e l’impegno che sempre hanno contraddistinto i lavoratori della Rsa di Pescia. Ci saremmo aspettati che in linea con il ruolo istituzionale rivestito dalla presidente di una Azienda per i Servizi alla Persona si fosse presa piena visione dei vari Dcpm che si sono succeduti in questo drammatico momento. In particolare nei passaggi in cui si evidenzia la possibilità per i lavoratori che devono accudire minori o persone portatrici di disabilità di fruire dei permessi retribuiti o no per l’accudimento dei soggetti fragili. Inoltre data la leziosità con la quale disquisisce sull’uso delle mascherine, occorre ricordare alla presidente che proprio ella ha consigliato ai dipendenti, vista la scarsità delle mascherine chirurgiche, di lavarle con soluzioni alcoliche».

Il sindacato chiarisce: ci sono dipendenti che sono già state poste dalla Asl in quarantena con codice c19. A rimarcarlo è anche il dottor Francesco Conforti, medico di base di 4 dei 5 ospiti del San Domenico, risultati positivi al Covid e da allora in auto quarantena. «Non solo una mancanza di sensibilità, ma anche una mancanza di verità – dice il medico - la decisione di rimanere a casa è pienamente giustificata dal fatto che l'intera struttura è stata messa in quarantena, è determinata da una precisa esigenza, non certo da irresponsabilità. Finora gli operatori hanno lavorato in condizioni di estremo disagio in quanto le condizioni di sicurezza non sono garantite. I presìdi, mascherine e non solo, stanno arrivando solo in questi giorni, quando il primo caso di positività risale al 15 marzo. Se l'autorità competente non garantisce la sicurezza al 100 per 100 mina alla base il sistema. E questo è inaccettabile». Nella sua nota, la Uil Fpl riporta anche un passaggio di alcune lavoratrici che hanno espresso disappunto per le dichiarazioni della presidente: «Ci teniamo a precisare che come operatori abbiamo sempre seguito tutte le prescrizioni forniteci dalla struttura, purtroppo le tute sono state fornite solo ieri l'altro, la sanificazione è stata fatta lunedì, ma a nostro avviso dovrebbe essere ripetuta per più volte, soprattutto considerando il fatto che continuano ad esserci casi, ora anche fra operatori».

Gli interessati, infatti, sono stati posti in quarantena come previsto dai protocolli. Ha ricordato la Fp Cgil: «Oltre a questo, vorremo ricordare alla presidente che esistono diritti e prerogative stabilite dalle leggi e dai contratti che intervengono proprio al fine di tutelare situazioni particolari. Esattamente lo stesso spirito che muove, o dovrebbe muovere, chi opera e, soprattutto, chi presiede una struttura che ospita utenti anziani e in condizione di fragilità». —

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