Il Tirreno

Montecatini

la prevenzione oncologica 

Il virus non ha fermato Asvalt «Grazie ai nostri 90 volontari»

David Meccoli

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Un forte legame con il territorio, iniziato nell’ormai lontano 1987, mette al “riparo” le attività svolte nel campo della prevenzione oncologica dall’Asvalt, associazione fondata e da sempre presieduta da Arnaldo Pieri. Laddove, infatti, altre onlus lamentano, in tempi di coronavirus, nuovi e finora imprevedibili difficoltà – la contrazione delle prestazioni infermieristiche da parte del servizio sanitario, percorsi di cura compromessi dal contagio, isolamento forzato dei pazienti con conseguente abbattimento dell’umore e aumento delle fragilità, blocco nella raccolta fondi e donazioni – l’Asvalt “resiste” e, anzi, moltiplica gli sforzi. «La nostra agenda – dice Pieri – ha solo rallentato, ma non si è mai interrotta. Nelle settimane scorse abbiamo scritto ai pazienti, che hanno ben compreso la situazione, per spiegare loro questo particolare momento ed evitare di venire alla Casa della prevenzione (situata in pineta nello stabilimento termale Fortuna, ndr) per le prestazioni di primo livello». Proprio queste ultime, infatti, sono le uniche a essere state tagliate dall’associazione. Si tratta di tutti quegli screening iniziali che servono a stabilire se e come proseguire negli approfondimenti diagnostici. In particolare nei tre ambiti di specializzazione dell’Asvalt: colon, pap-test e mammografia (in totale circa 25mila prestazioni all’anno, svolte tra la Casa della prevenzione e altri presìdi sanitari).

«Per questi esami – dice Pieri – siamo fermi da una decina di giorni. Eppure la nostra struttura sarebbe stata idonea a mantenere le distanze tra gli utenti, in quanto dotata di ampi spazi e possibilità di gestire gli orari delle prestazioni. Ma abbiamo preferito fermarci e dare la precedenza all’emergenza coronavirus. La difficoltà verrà quando potremo tornare a essere operativi a pieno regime e dovremo recuperare tutti quelli che sono rimasti indietro: ci aspettiamo un sovraccarico di lavoro». Restano invece attivi, a oggi, tutti gli esami di approfondimento cosiddetti di secondo livello, svolti anche grazie all’impegno di 90 volontari e alle donazioni che per l’Asvalt non si sono mai fermate. «La gente del territorio – dice Pieri – ci vuole bene, capisce l’importanza della nostra associazione e ci ha sempre sostenuto, dall’acquisto del primo macchinario per fare Tac fino alla realizzazione della Casa della prevenzione, che è costata 540mila euro (fondi provenienti tutti da donazioni). E non è certo finita: abbiamo da poco acquistato e donato un casco con respiratore polmonare all’ospedale di Pescia e stiamo organizzando l’allestimento di un reparto dotato di un macchinario radiologico di ultima generazione dal costo di quasi 100mila euro, acquistato anche grazie al contributo della Fondazione Caript». «In conclusione – dice Pieri – il Coronavirus non ci ha certo fermato: ci buttiamo come sempre nella mischia e affrontiamo l’emergenza». —

David Meccoli

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