Italia
Al cimitero la preghiera solitaria del vescovo
«Un gesto di pietà verso coloro che sono stati accompagnati all’ultima dimora terrena senza la Santa Messa»
PESCIA
Ieri mattina il vescovo Roberto Filippini si è recato, in forma privata, al cimitero centrale di Pescia e a quello di Torricchio, per una preghiera per tutti i defunti, in particolare per i morti a causa del coronavirus. Ieri, come spiega una nota dell’ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Pescia, è stato «un particolare venerdì della Misericordia, che ogni vescovo italiano è stato invitato a vivere come segno di comunione per tutta la diocesi». Il vescovo in questi due cimiteri ha pregato per i defunti e i loro familiari, impartendo la benedizione. Questa visita ai defunti è da contemplare ed estendere a tutti i cimiteri della diocesi, a tutti i nostri cari, ovunque sepolti.
«Con questa mia visita – ha affermato il prelato – si è inteso compiere un gesto di pietà verso coloro che, in questa situazione allucinante di emergenza, sono stati accompagnati all’ultima dimora terrena solo dai congiunti più stretti, senza la Santa Messa e senza le esequie in parrocchia. Si è voluto anche esprimere simbolicamente la vicinanza della comunità cristiana alle famiglie che, ferite dalla perdita di una persona cara, sono state private del conforto di un momento di comunione, in cui invocare insieme la misericordia del Signore e ringraziarlo per i suoi doni, per ciò che di bello e di buono ci può essere stato nella vita di un essere umano».
«Da vescovo – ha proseguito monsignor Filippini – solo come nelle altre celebrazioni di questi giorni tristi, mi sono trovato in un camposanto deserto a proclamare le parole della fede e della speranza, ma nel mio cuore ho sentito la presenza di tutta una Chiesa che va al di là del tempo e dello spazio, la Chiesa dei vivi e dei defunti, che si ricongiungerà per sempre, oltre questa storia».
La preghiera dei vescovi nei cimiteri era stata annunciata con un comunicato della presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei) in cui tra l’altro si leggeva: «L’immagine dei mezzi militari, che trasportano le bare verso i forni crematori, rende in maniera plastica la drammaticità di quello che il Paese vive. Per il rispetto delle misure sanitarie, tanti di questi defunti sono morti isolati, senza alcun conforto, né quello degli affetti più cari, né quello assicurato dai sacramenti. Le comunità cristiane, pur impossibilitate alla vicinanza fisica, non fanno mancare la loro prossimità di preghiera e di carità. Tutti i giorni i sacerdoti celebrano la Santa Messa per l’intero popolo di Dio, vivi e defunti. L’attesa è per la fine dell’emergenza, quando si potrà tornare a celebrare l’Eucaristia insieme, in suffragio di questi fratelli». –
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