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Adesioni ma anche polemiche per l’indennità da devolvere

David Meccoli

La mozione di Andrea Gabbani  stabilisce di lasciare le quietanze dei prossimi 4 mesi in deposito alla segreteria del sindaco

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Avanti in ordine sparso (e con molto giudizio) sull’idea – trasformata in mozione – del capogruppo dei Bagnaioli Andrea Gabbani, che ha chiesto ad assessori e consiglieri comunali di devolvere i propri emolumenti per far fronte all’emergenza Coronavirus.

Per Gabbani «la raccolta fondi si sta diffondendo nel Paese sollecitando a contribuire al sostentamento della crisi». Pertanto «il contributo degli amministratori comunali assumerebbe valore nell’immaginario collettivo un elevato significato etico». La mozione impegna quindi «a devolvere due mensilità percepite da tutti i membri di giunta a enti preposti all’assistenza sanitaria, lasciando le quietanze in deposito alla segreteria del sindaco; a promuovere analogo provvedimento affinché tutti i consiglieri comunali devolvano gli emolumenti percepiti dal Comune nei prossimi quattro mesi, lasciando le quietanze alla segreteria del sindaco».

«L’idea – dice Gabbani, contattato al telefono – è quella di far sentire ai cittadini che ci siamo, che possiamo dare una mano a chi è in difficoltà e che possiamo essere meno inutili in questa situazione. In pratica si tratta di circa mille euro al mese per gli assessori e 50-60 euro per i consiglieri (tra aula e commissioni). Non è uno stipendio, ma una indennità, che può dimezzarsi nel caso di un lavoro dipendente o restare intera per un libero professionista».

Gabbani incassa subito l’adesione di Edoardo Fanucci, Italia Viva («Lo ritengo un piccolo gesto dal grande valore simbolico»), mentre Giovanni Spadoni (Forza Italia) rimanda ogni decisione a una verifica da fare in seno al partito e con gli altri gruppi consiliari «per poi trovare una posizione collegiale e auspicabilmente unanime». Più dubbiose (ma motivate) le posizioni di Pd e M5S. «Sono sicuramente favorevole alla cessione dell’indennità dei consiglieri – dice Ennio Rucco – mentre ci sono posizioni da valutare in giunta: per il sindaco e l’assessore Volpi, ad esempio, l’indennità rappresenta l’unica fonte di reddito e non me la sento di chiedere loro di rinunciarvi».

Ancora più netta la posizione di Simone Magnani: «Mi stupisco che a fare questa richiesta – per un atto che per inciso noi 5 Stelle facciamo volontariamente da sempre – sia chi da settimane non perde occasione di dire che non è il caso che si faccia un consiglio comunale. Eppure noi abbiamo chiesto di poterlo svolgere anche via Skype per approvare le misure più urgenti. Encomiabile proposta, quella di Gabbani, ma lo strumento utilizzato – una mozione – non è corretto: al prossimo consiglio abbiamo già 25 punti all’ordine del giorno. Inoltre a marzo, non avendo fatto consigli, l’indennità è pari a zero: è questo che dobbiamo devolvere? Mi sembra più un volersi fare pubblicità: tanta immagine e poca sostanza». –

David Meccoli

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