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Mercato dei fiori chiuso per la prima volta in 92 anni

Maria Salerno

Il sindaco Oreste Giurlani lancia un appello: «Bisogna  che nel nuovo decreto  il governo venga incontro  al florovivaismo»

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PESCIA

Per la prima volta, dopo 92 anni, il Mercato dei fiori è chiuso. Chiuse sono le contrattazioni, ovvero non si vendono né si comprano i fiori. Lo ha annunciato il sindaco Oreste Giurlani, rivolgendo un appello al governo perché non tralasci di occuparsi di un settore chiave dell'economia di questo territorio, ovvero il florovivaismo.

«La floricoltura è un disastro perché i fiori sono deperibili e i nostri produttori e commercianti stanno distruggendo tonnellate di fiori rimasti invenduti, nei magazzini o nei frigoriferi – ha detto Giurlani, anche in qualità di presidente del distretto floricolo Pescia-Viareggio – bisogna che nel nuovo decreto il governo venga incontro a questo comparto. C'è un distretto da qui a Viareggio di cui fanno parte migliaia di aziende con altrettanti lavoratori che rischiano di chiudere e non riaprire più se non si interviene».

Il settore floricolo, già lungamente provato dalla crisi, dopo la paralisi di queste settimane rischia il default definitivo. Anche per il periodo dell'anno in cui tutto ciò è arrivato. L'arco temporale compreso tra marzo e ottobre, infatti, è il periodo più importante sia per la produzione che la commercializzazione dei fiori. I danni economici, seppur non ancora calcolati, sono inestimabili. Solo a Pescia sono 420 le aziende agricole per un totale di 700 occupati fissi (molti titolari) e circa 3.000 occupati stagionali.

«L'attuale decreto del governo non contempla il settore – ha detto Giurlani – ma chiedo che il prossimo ne tenga conto, ne va dell'economia di un intero settore. Come Comune ho istituito un fondo per venire incontro alle famiglie che trovano qui il loro impiego, ma si tratta di una goccia nell'oceano». Pescia non è l'unica realtà ad essere colpita, Cia Toscana ha fatto sapere che è a rischio il futuro di oltre 3.300 aziende florovivaistiche (di cui 2.060 vivaistiche e 1.900 floricole, molte lo sono entrambi) presenti in Toscana, a causa della situazione di emergenza Coronavirus. Un settore che vale un terzo del fatturato (900 milioni di euro) dell’agricoltura toscana. «È necessario incentivare gli acquisti del made in Tuscany e la costituzione di un fondo specifico per il settore florovivaistico per andare incontro alla crisi di mercato e all’invenduto», ha sottolineato Luca Brunelli, presidente Cia Agricoltori Italiani della Toscana. «Siamo consapevoli che i fiori e le piante non sono beni di prima necessità, ma lo sono per i produttori, che hanno già investito per produrre e mettere a disposizione del mercato un prodotto di prima qualità. È fondamentale lavorare per consentire che il comparto possa beneficiare di moratorie su mutui, finanziamenti e pagamenti per le aziende, cassa integrazione per i lavoratori in deroga alle regole, rinvio del pagamento dei contributi previdenziali e delle imposte, sostegno al reddito per i soci delle cooperative». —

Maria Salerno

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