Sicurezza
«Mezza economia è ferma, il pericolo è quello di un autentico dramma sociale»
montecatini
«Mezza economia è ferma, il rischio – anche nel nostro territorio – è quello di un vero e proprio dramma sociale e non solo durante la crisi sanitaria, ma anche quando questa, si spera presto, sarà superata».
È un quadro a tinte fosche quello tratteggiato da Luisella Brotini, segretaria provinciale della Filcams Cgil, chiamata a commentare una situazione potenzialmente esplosiva e che sprigionerà i suoi effetti nel breve, ma anche nel medio periodo. E questo vale per gli stagionali (ce ne sono a centinaia, solo a Montecatini, dei quali 70 alle Terme)e per i lavoratori a posto fisso.
Partiamo dai primi: marzo è il mese in cui le aziende dell’accoglienza iniziavano, negli anni passati, a prendere contatti coi dipendenti che avrebbero coperto le esigenze del periodo. Ma in queste condizioni, è difficile pensare a quando potrà ripartire il turismo. Camerieri, receptionist, cuochi, addetti alle pulizie, portieri: rischiano tutte le professionalità legate alla stagionalità del comparto. Lavoratori in disoccupazione, per i quali la stagione si era già accorciata negli ultimi anni.
«Il decreto anti-crisi del governo – dice Brotini – parla di un contributo forfettario di 5-600 euro per gli stagionali del turismo e del termalismo, relativo alla mensilità di marzo. La ratio di questo intervento è giusta e nient’affatto scontata. Tecnicamente, infatti, gli stagionali hanno finito di riscuotere la Naspi (l’indennità mensile di disoccupazione, nda), che a grandi linee viene loro concessa per un periodo di tempo corrispondente alla metà di quello in cui si è stati al lavoro. E marzo è il mese in cui gli stagionali tornano negli alberghi, negli stabilimenti termali e in altre strutture legate al turismo». Ma anche i lavoratori dipendenti potranno godere di ammortizzatori sociali (in particolare di una cassa integrazione in deroga). Che tra l’altro potrebbero coprire buona parte dello stipendio (almeno l’80 per cento) ed essere versati per un periodo di tempo definito (non una tantum, quindi).
«Il problema, sia per gli stagionali che per i dipendenti – dice ancora Brotini – sono i tempi. La cassa in deroga, infatti, ha periodi di liquidazione lunghi, anche di 4 o 5 mesi. Ecco, sarà qui che si rischierà il dramma sociale: un buco nel quale le famiglie si ritroveranno senza stipendio». —
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