Il dolore
Sirene e dolore nell’ultimo viaggio di Giovanni Santoro
Niente cerimonia funebre ma le ambulanze del Soccorso pubblico di Larciano hanno accompagnato il feretro fino al cimitero di San Rocco
LARCIANO. Nessuna cerimonia funebre. Impossibile, a causa delle limitazioni dovute all’emergenza coronavirus. Ma gli amici volontari del Soccorso Pubblico hanno voluto manifestare ugualmente il proprio amore nei confronti di chi, per anni, ha condiviso con loro l’impegno a favore dei più deboli. E così, ieri, con le sirene delle loro ambulanze, hanno accompagnato nel suo ultimo viaggio verso il cimitero di San Rocco Giovanni Santoro , 40 anni, morto sabato scorso nella struttura di Gavinana dove era ricoverato da tempo (e dove il 12 gennaio scorso si era sposato con la sua amata Silvia).
Fin da giovanissimo Giovanni Santoro si era avvicinato al mondo del volontariato e poi era diventato uno dei dipendenti del Soccorso pubblico di Larciano. Ma non solo: era stato anche il presidente dell’Avis di Larciano e l’ideatore (nonché fondatore) della squadra di pallavolo “I Piombi”.
La notizia della morte di Giovanni Santoro si è diffusa in fretta, a Larciano, gettando la comunità nello sconforto. In un momento – quello legato all’emergenza coronavirus – già di per sé molto complicato. E sono stati tantissimi i messaggi di cordoglio per ricordarlo.
«Non si può morire a quarant’anni – hanno commentati dall’associazione del Soccorso pubblico – Avremmo voluto darti di più, abbracciarti di più, dirti una parola di conforto, come sempre facevi tu, con noi, quando avevamo bisogno. Eravamo lontani, è vero, ma con il cuore a un passo da te. La maggior parte di noi è cresciuta con te, ha ascoltato le tue parole, i tuo consigli, il tuo cuore gentile. Qui dentro, al Soccorso pubblico, eri un punto di riferimento per tutti. Ci hai insegnato moltissimo, tutto quello che serve per salvare vite umane. E noi ti ringraziamo per quello che sei riuscito a insegnarci».
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