Il dolore
Fiori, il mercato è in ginocchio, appello al governo
Ugo Ercolini, titolare della Orange Florimpex di Pescia: «Se finisse tutto domattina, avrei già perso circa centomila euro»
PESCIA. «Se terminasse tutto domani mattina avrei già perso all'incirca 100mila euro, ma poiché non sappiamo quanto ancora durerà questa situazione è impossibile al momento calcolare l'ammontare dei danni, che comunque sono inestimabili». Ad affermarlo è Ugo Ercolini, titolare della Orange Florimpex, azienda pesciatina che si occupa dell’importazione di fiori su scala internazionale, provenienti da ogni parte del mondo, la cui vendita si rivolge principalmente al mercato italiano. «A differenza di altri prodotti il fiore è assolutamente deperibile. Quello che va perduto, va perduto per sempre. In questi giorni ho proceduto al conteggio della giacenza e ho stimato danni per circa 100mila euro, ma questo è il meno. La floricoltura è un settore già in grossa crisi economica, ma questo virus rischia di dargli definitivamente il colpo di grazia. Anche quando l'emergenza sarà passata non riprenderà tutto da dove è stato interrotto. Non siamo una fabbrica. Passerà del tempo, altro tempo prima che il mercato riparta. E nel frattempo che faremo? Noi siamo disperati». . La situazione descritta da Ercolini appartiene a decine di aziende della filiera del fiore presenti sul territorio, quasi tutte a conduzione familiare. Ad essersi arrestata, in queste settimane di stop forzato a causa dell'emergenza sanitaria, è la sola commercializzazione. La produzione è garantita. Ma che fine farà il prodotto?
«Andrà al macero, esattamente come il reciso – spiega Ercolini – perché non è un prodotto che può aspettare. Veniamo fuori da un periodo molto intenso da un punto di vista lavorativo: Natale, San Valentino, in parte anche l'8 marzo, ma i grossisti a cui noi vendiamo non riscuotono dai clienti. I fioristi sono chiusi, non vengono fatti matrimoni, battesimi, funerali, persino i cimiteri sono chiusi. Si verrà a determinare un effetto domino da cui l'intera filiera sarà interessata. Ci sono aziende che non si rialzeranno perché comunque i costi fissi rimangono. Alla fine non ci resterà che fare la conta dei morti e io di norma sono uno che guarda il bicchiere sempre pieno, non mezzo pieno, ma ora no, non ci riesco».
Il Mercato dei Fiori resta aperto, fatta eccezione per la platea. Sono stati applicati i protocolli igienici e quelli relativi alle distanze di sicurezza, ma la conta dei danni, che ancora non è stata fatta, è enorme.
Ne è sicuro Antonio Grassotti, amministratore unico del Mefit: «Gli ordini sono stati tutti disdetti, i fiori sono rimasti nei magazzini e nei frigoriferi, abbiamo mandato le mimose alla protezione civile di Codogno quando ancora questa situazione riguardava solo il nord Italia. I danni economici non sono ancora stati calcolati, lo faremo quando tutto questo finirà, ma è già chiaro che sono ingenti. Anche se la produzione continua manca la domanda. Il mercato è fermo».
Tutto questo capita, poi, in un momento dell'anno particolarmente importante per la commercializzazione del fiore. «C'è da dire che il settore della floricoltura vive già una crisi importante – ha ricordato Grassotti – e che cercheremo di fare tutto il possibile per venire incontro ai produttori investiti da questo uragano. Tra le cose in cantiere c'è sicuramente la preparazione di un documento in cui chiederemo al Governo di inserire il nostro settore tra quelli che vanno aiutati in maniera prioritaria». —
Maria Salerno
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