Il Tirreno

Montecatini

il lutto 

Muore due mesi dopo il matrimonio, Larciano saluta il volontario amico di tutti

Martina Trivigno
Giovanni Santoro con la moglie Silvia
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Giovanni Santoro con la moglie Silvia

Giovanni aveva 40 anni ed era ammalato da anni. Lui e la sua Silvia decisero di sposarsi nella struttura dover era ricoverato

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LARCIANO. C’è un ricordo che, più di tutti, resterà nella mente (e anche nel cuore) di chi ha conosciuto Giovanni Santoro: quel “sì” – tanto atteso e desiderato – con la sua Silvia Alderighi. Un amore più forte di tutto, il loro, anche della malattia. Era il 12 gennaio scorso quando i due lo hanno pronunciato, nella struttura di Gavinana dove Giovanni Santoro, di Larciano, era ricoverato. Ma quell’amore, così profondo e intenso, in qualche modo doveva essere celebrato. E così è stato. Ora, però, resta soltanto il vuoto. Perché Giovanni – che avrebbe compiuto 41 anni il prossimo primo luglio – se n’è andato ieri mattina, circondato dall’affetto della sua amata Silvia e delle tante persone che gli hanno voluto bene. Un giovane stimato, generoso e sempre disponibile verso il prossimo. Fin da giovanissimo si era avvicinato al mondo del volontariato e poi era diventato uno dei dipendenti del Soccorso pubblico di Larciano. Ma non solo: Giovanni è stato anche il presidente dell’Avis di Larciano e l’ideatore (nonché fondatore) della squadra di pallavolo “I Piombi”.

La notizia della morte di Giovanni Santoro si è diffusa in fretta, a Larciano, gettando la comunità nello sconforto. In un momento – quello legato all’emergenza coronavirus – già di per sé molto complicato. Ma, in queste ore, sono stati tantissimi i messaggi di cordoglio per ricordare il giovane dipendente del Soccorso pubblico larcianese. «Non si può morire a quarant’anni – dicono dall’associazione – Avremmo voluto darti di più, abbracciarti di più, dirti una parola di conforto, come sempre facevi tu, con noi, quando avevamo bisogno. Eravamo lontani, è vero, ma con il cuore a un passo da te. La maggior parte di noi è cresciuta con te, ha ascoltato le tue parole, i tuo consigli, il tuo cuore gentile. Qui dentro, al Soccorso pubblico, eri un punto di riferimento per tutti. Ci hai insegnato moltissimo, tutto quello che serve per salvare vite umane. E noi ti ringraziamo per quello che sei riuscito a insegnarci».

Anche il sindaco di Larciano, Lisa Amidei, ha voluto condividere un messaggio per ricordare Giovanni Santoro. «Milioni di ricordi in ventitré anni trascorsi al Soccorso pubblico – scrive la prima cittadina – ci hanno accomunato la passione per il volontariato e la gioia di vedere il sorriso sul viso di chi soffriva. Giovanni è stato presente in tutti i giorni belli e anche nei momenti brutti della mia vita e i suoi silenzi, spesso, hanno detto più di mille parole. Tra tutti, un ricordo mi assilla: quando, una quindicina di anni fa, lo vidi arrivare a corsa per soccorrermi, dopo un incidente. Quando lo vidi, la paura e l’angoscia se ne andarono. Mi dissi che il miglior soccorritore era arrivato. Era lui, e io potevo stare tranquilla».

Tante parole, molte immagini scorrono nella testa di chi ha condiviso momenti ed esperienze con Giovanni. Ora, tutti non parlano d’altro: della sua gentilezza, disponibilità e sincerità. E poi c’è quell’amore che, in questi ultimi anni, gli ha dato la forza di combattere contro la malattia che gli ha fiaccato le forze, ma mai la volontà.

«Tutto il nostro paese lo rimpiange – concludono gli amici del Soccorso pubblico di Larciano –tutti noi lo rimpiangiamo. Grazie, allora, per le nottate trascorse a parlare, tra un turno e l’altro, grazie per gli incoraggiamenti che ci ha dato, soprattutto nei momenti più difficili. Grazie per essere stato il migliore amico che potevamo desiderare».

Poi le parole s’interrompono e la lacrime scendono, incontrollabili. 

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