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Picchiata per anni e violentata dal coinquilino

Massimo Donati
Picchiata per anni e violentata dal coinquilino

Dopo l’arresto da parte dei carabinieri, per l’aguzzino è arrivata la dura condanna del tribunale: 6 anni e 2 mesi di reclusione

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PESCIA. Solo dopo essere stata presa a calci e pugni per l’ennesima volta e lasciata dolorante sul marciapiede davanti a casa aveva trovato il coraggio di raccontare dell’inferno vissuto in quegli ultimi tre anni. Insultata, minacciata, picchiata e a volte anche costretta a subire dei rapporti sessuali dall’uomo con cui aveva avuto una breve relazione ma che ancora viveva nella sua stessa abitazione. E che, grazie all’indagine lampo dei carabinieri di Pescia, non potrà più farle del male.

A finire dietro le sbarre, lo scorso settembre, con l’accusa di maltrattamenti, violenza sessuale consumata e tentata e lesioni nei confronti della sua giovane connazionale, un trentenne nigeriano residente a Pescia, per il quale, accogliendo la richiesta della procura, il gip del tribunale aveva disposto la custodia cautelare in carcere. Mercoledì mattina, l’uomo, di cui non scriviamo le generalità per non rendere identificabile la vittima, è stato condannato a 6 anni, 2 mesi e 20 girni di reclusione dal gup del tribunale di Pistoia, dal quale è stato processato con ilrito abbreviato.

Era stato la sera dell’11 agosto scorso che la ragazza – che lavora come cameriera in un’altra città della Toscana – con una frattura scomposta alla mano, era stata trasportata all’ospedale, dove, subito era scattato il “Codice rosa”. Poco prima era stata vittima dell’ennesimo scatto di violenza del suo coinquilino, che, rincasato insieme a due amici, l’aveva presa a pugni e calci perché aveva “osato” togliere la sua biancheria dalla lavatrice per metterci la divisa da lavoro con la quale sarebbe dovuta uscire il mattino successivo. Le botte erano poi proseguite in strada, dove in difesa della ragazza era intervenuta una passante: quando ha capito che la donna stava chiamando i carabinieri, il trentenne aggressore era scappato. Dopo essere stata curata all’ospedale, la mattina successiva, convinta anche dalle assistenti sociali, la giovane ha presentato una querela ai carabinieri di Pescia, gli stessi che erano accorsi la sera prima sotto la sua abitazione e avevano cercato di rintracciare l’aggressore.

Fatto sta che ai militari dell’Arma aveva raccontato non solo quello che era accaduto in quella circostanza ma anche tutto ciò che aveva dovuto subire a partire dalla metà del 2016, da quando era iniziata la convivenza con il suo connazionale: all’inizio, nell’ambito di una breve relazione sentimentale, poi per la necessità di dover condividere lo stesso appartamento. E non si trattava solo di schiaffi, pugni e calci, che scattavano ogniqualvolta il suo ex si adirava con lei per un qualsiasi futile pretesto, ma anche di violenze sessuali: in passato era accaduto più volte che, minacciata o anche aggredita, la ragazza fosse stata obbligata a soddisfare le sue voglie.

Anche la settimana precedente lui ci aveva provato: l’aveva svegliata nel cuore della notte, mentre dormiva sul divano, minacciandola e insultandola per quasi tre ore, ma lei era riuscita a respingerlo. Mentre la ragazza era stata subito trasferita in una struttura protetta, i carabinieri avevano avviato le indagini per ottenere i dovuti riscontri al racconto. E all’inizio di settembre, per il suo aguzzino erano scattate le manette. Mercoledì mattina, la condanna. —

Massimo Donati

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