Gioco
Medici di famiglia in prima linea «con i fucili a tappi»
I kit per la protezione inviati dalla Regione sono insufficienti Mancano le mascherine monouso e neanche le farmacie riescono a trovarle
PESCIA. Disponibili h 24 al telefono, ricevono su prenotazione per evitare ai pazienti di sostare troppo a lungo nelle sale d’aspetto. Sono i medici di famiglia, i cui telefoni, in questi giorni di emergenza Coronavirus, sono più bollenti dei numeri di pubblica utilità istituiti dal ministero della Sanità e dalle aziende sanitarie (sempre occupati e quindi difficilmente raggiungibili). Il medico di famiglia, invece, risponde sempre. Non solo a questioni strettamente sanitarie, ma anche a dubbi circa le buone prassi e i comportamenti da tenere.
«Perché il medico di famiglia è ancora una figura autorevole, di cui la gente si fida – ha spiegato il dottor Francesco Conforti – e a cui ci si rivolge principalmente per essere tranquillizzata. In questi giorni molti riferiscono sintomi tipici dei mali di stagione, che facilmente vengono messi in relazione col Coronavirus. Basta una febbre a 37. 5 e dei dolori articolari per preoccuparsi. E nonostante le rassicurazioni puntualmente vengo congedato con “se dovesse cambiare qualcosa la richiamo dottore”. La gente è molto spaventata».
C’è chi, come il dottor Luciano Maccioni ha messo in atto una serie di azioni per rendere lo studio più sicuro. «Ho distanziato le sedie nella sala d’attesa e frapposto il lettino tra la mia scrivania e dove siede il paziente – ha spiegato – ma se qualcuno sta male lo visito comunque. La verità è che la nostra categoria è la più esposta. Realmente siamo in prima linea».
Maccioni, che è anche dentista, ha scelto di chiudere lo studio. «Rimango a disposizione per le emergenze ovviamente, ma una cosa è vedere uno o due pazienti, altra tenere lo studio aperto, anche perché non lavoriamo in sicurezza».
La questione della “protezione personale” è stata sollevata da tutti i medici interpellati. La Regione ha spedito a tutti un kit che comprende un paio di occhiali, 50 paia di guanti e 10 mascherine monouso (non le FFP2, che sarebbero le uniche realmente funzionali in questa situazione). «Meglio di niente» ha commentato qualcuno. Qualcun’altro l’ha preso come un invito ad arrangiarsi da soli. «Siamo in guerra coi fucili a tappini – ha detto il dottor Roberto Arnesano – non capisco perché vigili e poliziotti siano dotati di mascherine appropriate e noi, che siamo a contatto costantemente coi pazienti, invece no. Rischiamo di essere i primi untori, anche per questo ho rinunciato alle visite domiciliari ai pazienti anziani: non voglio fargli correre alcun rischio».
Le mascherine sembrano essere introvabili, anche attrezzarsi in proprio è difficile. Dalle farmacie fanno sapere che i fornitori non le mandano «in quanto prodotto ormai indisponibile». —
Maria Salerno
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