Il Tirreno

Montecatini

la situazione negli istituti superiori 

A Pescia prevale il “fai da te” con il supporto dei tecnici

Maria Salerno

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PESCIA. Buona volontà e tanto “fai da te”. Sono queste le cifre distintive dell’insegnamento a distanza, cui le scuole sono state chiamate a rispondere in questi giorni di chiusura forzata a causa del coronavirus. Non c’è una linea comune a tutte le scuole e anche all’interno dei singoli istituti ogni insegnante si muove in autonomia, sulla base della sua esperienza, della sua conoscenza degli strumenti informatici e soprattutto delle specificità della disciplina che insegna. Anche le scuole più attrezzate dal punto di vista dell’informatizzazione, ammettono di essere arrivate “impreparate” alla didattica a distanza perché gli insegnanti non sono formati per questo. Questi primi giorni sono funzionali a capire cosa fare. Si è cominciato dal rivalutare le potenzialità del registro elettronico, la cui sezione “didattica” consente di caricare e condividere file anche di grossa dimensione, per il resto ciascuno si è organizzato in autonomia. «Finora ho mandato dei file vocali su WhatsApp – ha spiegato Stefania Berti dell’Istituto agrario Anzilotti – per il resto stiamo usando una serie di strumenti telematici come Google Suite for education e le sue applicazioni, ma le lezioni sono più brevi perché seguire on line è più faticoso. È chiaro che non tutti gli insegnanti sono ipertecnologici, quindi facciamo riferimento anche al nostro animatore digitale per risolvere dei dubbi».

A questo proposito, il tecnico informatico dell’Istituto tecnico Marchi Forti, nella mattinata di lunedì ha ricevuto circa 300 richieste da parte degli studenti che segnalavano problematiche varie. «Abbiamo mandato un form da compilare ai ragazzi per rilevare i bisogni di tutti – ha detto la professoressa Oria Mechelli – ci servirà a capire anche se tutti possiedono i dispositivi tecnologici e nel caso di mancanze vedere se la scuola potrà sopperire, individuando dei criteri».

Non tutti dispongono di computer e connessioni, infatti. «La maggior parte dei miei studenti utilizza lo smartphone scambiandosi i giga tra di loro – ha evidenziato Eva Giuliani del Sismondi-Pacinotti – e poi per i tecnici ci sono un’altra serie di problematiche: le attività pratiche da svolgere ad esempio, poi c’è l’alternanza/scuola lavoro che in qualche modo va recuperata. I ragazzi, non solo noi, non sono abituati a questi sistemi. Hanno bisogno di parlare».

«L’insegnamento è relazione, interazione, quindi presenza – ha sottolineato Giorgio Scrofani del Liceo Lorenzini – la didattica a distanza svilupperà l’autonomia, ma richiede un impegno eccessivo, anche agli insegnanti, che stanno mettendo in campo sforzi per far fronte alla situazione responsabilmente. Anche i ragazzi sono chiamati a dimostrare tutto il loro senso di responsabilità: solo la collaborazione, infatti, farà funzionare il tutto» . La tele didattica è stata pensata come potenziamento, non può essere sostitutiva. Su questo tutti gli insegnanti intervistati concordano e anche la valutazione «è quasi impossibile» , tanto che qualcuno opta per una “formativa” che serva più da feedback per vedere se i contenuti sono stati recepiti che per dare un voto. —

Maria Salerno

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