Gioco
Alberghi, stagione compromessa a Montecatini. Già cancellate migliaia di notti
Danni per svariati milioni di euro, il settore si augura un intervento per garantire la cassa integrazione ai dipendenti
montecatini. Non c’è un vaccino adatto per la paura che il coronavirus ha proiettato ben oltre i confini nazionali. E mentre in città svaniscono milioni di euro di fatturato – per il solo settore dell’accoglienza – si fanno i conti con le (tragiche) prospettive di un presente che è sempre più anche futuro, tanto che qualcuno inizia a pensare che forse sarebbe meglio spegnere i motori e resettare tutto, saltando a piè pari una stagione ormai compromessa. . A leggere i numeri che ci arrivano dalle associazioni di categoria sembra di essere nel mezzo di un bollettino di guerra: 11mila notti cancellate (il 90 per cento sul totale) fino a giugno solo negli alberghi associati ad Assohotel; un danno complessivo da 10 milioni di euro per gli hotel dell’Apam.
Al Tamerici & Principe era stata decisa da tempo una data di riapertura “ufficiale”, il 6 marzo. «È però già slittata prima al 13 e poi al 20 – dice Eugenio Moschini Pancioli – ma si naviga a vista e incassiamo cancellazioni ogni giorno (a oggi siamo all’85 per cento di disdette). I tour operator cercano di convincere i clienti, che chiedono invece di rimandare la partenza. Così i tempi si allungano, in una reazione a catena che non accenna a fermarsi».
«Non sappiamo neanche se riapriremo, quest’anno: ormai sono saltati pure i Ponti di Primavera», dice Giovanni Biondi, la cui famiglia è alla quinta generazione di albergatori, titolari dell’omonimo hotel di viale 4 Novembre. «Resteranno in piedi in pochi – dice Biondi – se non ci verrà concessa una moratoria su mutui, Tari e Imu. Nella nostra struttura, per esempio, paghiamo 42mila euro di Imu all’anno e 26mila di Tari. Cifre insostenibili e che dovremmo pagare anche stando chiusi».
Il grido di dolore si allarga ai dipendenti. «Nel nostro hotel – spiega ancora Biondi – abbiamo 18 stagionali: ad aprile finirà la disoccupazione, come faranno? Non solo: lavorando per un periodo limitato non riusciranno ad accumulare il minimo per ottenere la disoccupazione anche il prossimo anno: sono disperati».
«Con il personale – conferma Pancioli – la situazione è problematica. Il massimo che potremo fare è assumere dipendenti a chiamata, ma ancora non sappiamo da quando e sicuramente non sarà in maniera continuativa, come in passato, quando a marzo iniziavano ad arrivare 2. 000 persone a crescere, mentre ora siamo a 2-300 in calo costante».
Un ammortizzatore per questa situazione potrebbe essere la cassa integrazione straordinaria (finalizzata espressamente a contenere gli effetti del virus sul turismo), che però non è ancora stata approvata. E intanto ogni giorno che passa è un gruppo in più che cancella la prenotazione. –
David Meccoli
© RIPRODUZIONE RISERVATA.
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