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Terme, all’esame dei soci la ristrutturazione del debito

David Meccoli
Terme, all’esame dei soci la ristrutturazione del debito

È uno dei punti all’ordine del giorno dell’assemblea in programma oggi Chiuse pendenze con i privati, restano 21,9 milioni d’esposizione con le banche

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montecatini. Ristrutturazione del debito e aggiornamenti sul possibile acquisto dello stabilimento Tettuccio da parte della Regione: sono questi i due punti all’ordine del giorno dell’assemblea delle Terme, in programma questo pomeriggio. I soci dell’azienda di viale Verdi (dovrebbero essere presenti il sindaco Luca Baroncini e l’assessore regionale Federica Fratoni) torneranno così a incontrarsi in Palazzina Regia dopo diverso tempo dall’ultimo appuntamento. Sul tavolo l’amministratore unico Alessandro Michelotti metterà due articoli del codice fallimentare: il 67 e il 182 bis. Entrambi parlano di crisi d’impresa e di insolvenza e si riallacciano a un più ampio progetto di accordi di ristrutturazione dei debiti e piani di risanamento. In altre parole, l’obiettivo sembra quello di una “composizione negoziale dell’insolvenza”, nel senso della rinegoziazione da parte del debitore (le Terme) delle proprie esposizioni (verso le banche), al fine di rimuovere lo stato di “decozione” (ovvero di dissesto economico), per attuare un piano di risanamento dell’impresa, sul presupposto che vi sia una ragionevole prospettiva di reversibilità della crisi. Nelle ultime ore si era diffuso in città il timore che il concordato fosse ormai l’unica possibilità per far uscire le Terme da un apparente immobilismo. Ma è lo stesso Michelotti a sgombrare il campo da questa ipotesi.

«Il concordato – dice – resta solo come ultima spiaggia, anche se siamo tutti consapevoli che qualcosa vada fatto. Intanto risaniamo la società: in parte lo abbiamo già fatto chiudendo alcune pendenze con i privati, ma restano i 21,9 milioni di debito con le banche».

Si fa largo così un percorso (tecnicamente si chiama “concordato in bianco”) che potrebbe ricalcare quanto fatto recentemente dalla Sangemini (azienda che produce le note acque minerali) e che permetterebbe la ristrutturazione del debito e la conseguente ripartenza (con continuità aziendale e occupazionale) e la presentazione di un piano di rilancio nei successivi 120 giorni. Ma anche sul presunto “immobilismo” Michelotti ha da dire la sua: «A breve – dice l’Au – presenteremo una nova linea di prodotti a marchio Terme, stiamo completando il percorso di accreditamento per la riabilitazione alle Redi, abbiamo trovato un’intesa con l’ospedale di Careggi sempre nell’ambito della riabilitazione, aumenteremo le prestazioni di fisioterapia in acqua e sono stati anche acquistati tre nuovi macchinari laser».

Provvedimenti, questi, che consentiranno anche di “dimostrare” (qualora ce ne fosse bisogno) che l’azienda è viva e può continuare nelle sue attività. Certo, tutto l’impianto “disegnato” finora potrebbe non prescindere dall’immissione di importanti liquidità nelle casse societarie, che potrebbero arrivare solo con l’acquisizione del Tettuccio da parte della Regione.

Marzo sarà ovviamente il mese decisivo, ma rispetto all’entusiasmo iniziale a Firenze si è preferito abbassare i toni e lavorare a riflettori spenti. Se questo porterà davvero a risultati tangibili lo vedremo nel giro di poche settimane. —

David Meccoli

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