Attenzione
Minacce, botte e pedinamenti il giudice ferma marito-stalker
Perseguitata insieme al nuovo compagno anche con messaggi scritti e vocali al ritmo di uno al minuto: scatta la misura cautelare del divieto di avvicinamento
pescia. Messaggi, scritti e vocali, con offese irripetibili, bestemmie e minacce di morte, al ritmo di uno al minuto. Per giorni e giorni. E poi i pedinamenti, gli appostamenti davanti a casa e al lavoro, di lei e del suo nuovo compagno. In una escalation di aggressività in un paio di occasioni sfociata in vera violenza fisica. Un incubo per lei iniziato quando aveva detto chiaramente al marito – che se n’era andato via di casa in vista della separazione – che non c’era alcuna possibilità che potessero tornare insieme. E finito grazie alle indagini lampo portate a termine dai carabinieri e alla misura cautelare disposta venerdì scorso, in una manciata di giorni, dal gip del tribunale.
Accusato di atti persecutori, il marito-stalker non solo non potrà più mettere piede nella casa familiare, dalla quale è stato allontanato dal giudice, ma non potrà avvicinarsi a meno di 500 metri dalla moglie e dal nuovo compagno di lei, né comunicare in alcun modo con loro. Misura a cui si aggiunge quella dell’obbligo di dimora nel comune di Montecatini, con la prescrizione di presentarsi tutti i giorni ai carabinieri, di comunicare all’autorità giudiziaria dove può essere quotidianamente rintracciato a qualunque ora per i controlli e di non uscire di casa dalle 19 alle 6.
La moglie perseguitata ha sporto denuncia contro il marito (non ne facciamo il nome per non rendere identificabili le vittime) il 15 febbraio scorso, all’indomani di un pedinamento in auto a cui era sfuggita solo grazie al fatto che la collega a cui, ormai terrorizzata a muoversi da sola, aveva chiesto un passaggio, era riuscita a seminarlo imboccando una stradina secondaria. Già da due giorni aveva deciso di rimanere a dormire con i figli dalla madre, dove si sentiva più al sicuro, e quell’ennesimo episodio l’aveva spinta a chiedere aiuto ai carabinieri. Tanto più che prima di andare in caserma i colleghi di lavoro le avevano telefonato per avvertirla che il marito era là che la cercava.
Ai militari della Stazione di Pescia, la donna aveva raccontato che la persecuzione aveva avuto un’impennata a partire dai primi giorni di febbraio. Il giorno 8, dopo che insieme avevano portato i figli a cena fuori, il marito l’aveva aggredita, dopo che lei, impaurita, gli aveva tolto dal quadro le chiavi dell’auto quando lui, in preda all’ira per la discussione in corso, le aveva detto che sarebbe andato ad ammazzare il suo nuovo compagno (7 i giorni di prognosi avuti l’indomani all’ospedale).
Si erano susseguiti quindi giorni tempestati di messaggi a lei, al nuovo compagno e anche ai figli: in un vocale inviato a uno dei bambini, tra offese e bestemmie, diceva che sarebbe andato a comprare una pistola e che li avrebbe ammazzati tutti. E minacce di morte telefoniche e di persona le aveva proferite anche direttamente al nuovo compagno della moglie (anche lui ha poi sporto denuncia), colpevole di avergli rovinato la vita.
In base alle indagini dei carabinieri, che hanno raccolto anche le testimonianze di parenti, amici e colleghi delle vittime, il pm Giuseppe Grieco ha chiesto e ottenuto la misura cautelare, per “impedire qualsiasi contatto con le vittime, la cui incolumità deve essere salvaguardata vista la pericolosità manifestata dall’indagato, peraltro già gravato da condanne anche per reati violenti”. —
Massimo Donati
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